Attualità - 21 luglio 2026, 06:07

Trentadue anni fa il delitto Motta: cosa accadde davvero quella mattina?

L’assassino del radiologo non fu mai scoperto. Le indagini portarono al compagno della figlia, che però fu poi scagionato

Il palazzo di via Statuto dove avvenne l'omicidio

Quasi trentadue anni fa, a Cuneo, accadeva un caso che avrebbe scosso fin da subito l’opinione pubblica: l’omicidio di Renato Motta. 

Sessantaseienne, compagno di Elena Vinay e padre di Elena, all’epoca trentatreenne, e Federica, trentenne. Radiologo per 21 anni all’ospedale Santa Croce, da quattro si dedicava alla famiglia e alle sue passioni. Una in particolare, però, era piuttosto “clandestina”: collezionava, infatti, armi illegalmente. 

A distanza di oltre sei lustri restano molti i punti senza risposta di questa vicenda. Le uniche certezze risalgono al 21 luglio 1994 e sono gli ultimi istanti della vittima. 

Quella mattina il dottor Motta uscì e andò in farmacia per comprare le medicine per l’influenza della figlia maggiore. Tuttavia non si recò a casa di Elena, ma deviò nel suo studio di via Statuto 4, senza una spiegazione certa. 

Due ore dopo, Federica lasciò un biglietto alla porta. Aveva un appuntamento prefissato con il padre, ma rimase senza risposta.

Poi, la compagna fece l’amara scoperta: all'ingresso trovò le chiavi e gli occhiali dell’uomo, più in là nel corridoio il suo corpo massacrato.

Le indagini s’indirizzarono verso la cerchia familiare. I sospetti ricaddero su Mauro Ansaldi, compagno della figlia minore. L’uomo fu prima incarcerato, ma dopo 44 giorni di prigionia venne rilasciato: mancavano, infatti, prove davvero evidenti.  

A quel punto, l’inchiesta si fermò. Le tracce di DNA trovate sul corpo della vittima non appartenevano né a Ansaldi né a Federica. 

La vicenda divenne definitivamente un “cold case” quando il primo sospettato si suicidò gettandosi da un balcone nel 2005. 

Tutt’oggi non ci sono vere conclusioni e sul fatto è calato l’oblio. 

"Vorrei che mio padre fosse ricordato per quel che era. Un uomo giusto e retto che ha fatto tanto per la città di Cuneo, ma soprattutto amava la sua famiglia - raccontò la figlia Elena in un'intervista rilasciata al nostro giornale nel 2024 (LEGGI QUI)-. Un padre amoroso ed un nonno che, purtroppo, non ha avuto la possibilità di vedere crescere i suoi nipoti".

L’omicida resta impunito e senza volto.


 

Noemi Bertaina