"La vicenda di Mario Roggero impone rispetto per il dramma umano di un uomo che, dopo avere subito una rapina si trova oggi, all'età di settantadue anni, a dover affrontare una lunga detenzione ma la decisione con la quale la Corte di cassazione ha reso definitiva la condanna a quattordici anni e nove mesi potrà essere valutata sul piano tecnico dopo il deposito delle motivazioni".
Lo dichiara Francesco Petrelli, presidente dell'Unione delle Camere penali, che sottolinea: "È certamente comprensibile, sul piano umano e psicologico, che chi subisce una rapina violenta possa trovarsi in una condizione profondamente alterata, ma pretendere che tale condizione possa giustificare l'inseguimento e l'uccisione di chi, cessata l'aggressione, si é gia' dato alla fuga significherebbe riconoscere il diritto alla vendetta privata: consentire a chi ha subito un reato di infliggere personalmente al responsabile una pena e, nel caso estremo, la pena di morte. Questo non è compatibile con i principi fondamentali del nostro ordinamento. Il diritto di difendersi non può essere confuso con il diritto di vendicarsi".
"Una domanda di grazia, pur legittima, non può costituire nè un ulteriore grado di giudizio né uno strumento per correggere politicamente una decisione definitiva - conclude - Le sentenze possono certamente essere criticate, anche in modo radicale e la critica delle decisioni giudiziarie costituisce un fondamentale esercizio di democrazia ma la giustizia non si tutela contrapponendo il sentimento popolare alla giurisdizione".