È iniziato davanti al tribunale di Cuneo processo a carico di J.B.V.N., enne imputato per una vicenda di presunta frode informatica collegata a una truffa ai danni di una correntista. Le accuse riguardano anche sostituzione di persona.
In aula è stata sentita la persona offesa, che ha ricostruito quanto accaduto il 6 ottobre 2023. La donna ha riferito di aver ricevuto un messaggio contenente un link apparentemente riconducibile a Poste Italiane. Nel testo, ha spiegato, si parlava di un presunto blocco della carta e della necessità di inserire alcuni dati per “tutelare i fondi” presenti sul conto.
La mattina successiva la donna avrebbe aperto il collegamento e, seguendo le schermate che comparivano in sequenza, avrebbe inserito le proprie credenziali di accesso. Al termine dell’operazione le sarebbe comparso un messaggio che annunciava un successivo contatto telefonico.
La chiamata arrivò nel pomeriggio. Dall’altra parte del telefono un uomo, descritto come dotato di una terminologia tecnica e di una buona dimestichezza con le procedure bancarie, le avrebbe riferito di un presunto accesso anomalo al conto corrente. L’interlocutore, che secondo la testimone parlava con un accento riconducibile al Centro-Sud Italia, si sarebbe qualificato come appartenente a un servizio antifrode e avrebbe invitato la donna ad agire rapidamente, chiedendole di comunicare alcuni codici e i dati di un’ulteriore carta di pagamento.
Convinta della genuinità dell’operazione, la vittima avrebbe seguito le istruzioni ricevute, salvo poi accorgersi dell’ammanco di 2.500 euro.
Sentito anche un appartenente alla Polizia Postale, che ha riferito degli accertamenti svolti sul link utilizzato per il raggiro. Al momento delle verifiche il collegamento risultava inattivo; dagli approfondimenti sarebbe emerso che il dominio era riconducibile a una società con sede negli Stati Uniti, nell’area di Chicago.
La difesa ha invece chiamato a testimoniare la madre dell’imputato. La donna ha raccontato che nel 2023 il figlio aveva appena perso il padre, ingegnere a Milano, del quale avrebbe ereditato, insieme a un’altra persona, il 50 per cento del patrimonio. La teste ha inoltre riferito che il figlio, affetto da disturbi psichiatrici, le aveva spiegato di aver aperto un conto corrente sul quale era confluito un bonifico di circa 100 euro da parte di un amico, somma che sarebbe stata collegata alla restituzione di un precedente prestito.
L’udienza è stata quindi rinviata al 16 novembre 2026 per la prosecuzione del dibattimento.