“In pochi giorni il nostro appello alla segretaria nazionale Elly Schlein, affinché il Partito Democratico dica finalmente una parola chiara a favore delle preferenze, ha raccolto l’adesione di quasi 90 donne cattolico democratiche di tutto il Paese. Dal Piemonte al Lazio al Veneto alla Lombardia all’Emilia-Romagna, sono tantissime le donne cattolico democratiche che hanno ritenuto di scrivere alla nostra segretaria invocando una presa di posizione”.
Così Silvia Costa e Monica Canalis, la prima componente della direzione nazionale Pd già europarlamentare, la seconda consigliera regionale Pd in Piemonte.
L’appello, trasversale, di alcune parlamentari contro la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale - è il caso della cuneese Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale Pd - ha suscitato dissenso ed evidenziato la necessità di un chiarimento, anche nell’area di centro-sinistra, in vista del dibattito alla Camera in calendario martedì 14 luglio
Scrivono le sottoscrittrici di questo contro-appello: “La cultura politica cattolico democratica, in cui ci riconosciamo, attribuisce da sempre un forte peso al principio della rappresentanza, da bilanciare con quello della governabilità, e le preferenze sono il modo più semplice e collaudato per garantire rappresentatività alla popolazione e alle istanze della società, senza intermediazioni e ingessature, in particolare in un contesto connotato da un forte tasso di astensionismo, soprattutto femminile (nelle elezioni 2024 del Parlamento europeo 6 donne italiane su 10 hanno disertato il voto). E questo nell’80mo anniversario del primo voto delle donne italiane, in cui votò quasi il 90% delle aventi diritto, deve farci riflettere. Permettere alla popolazione di scegliere direttamente i propri rappresentanti può incoraggiare la partecipazione e il legame tra eletti ed elettori, restituendo centralità al territorio e alle comunità, valorizzando il principio di sussidiarietà, in contrasto col centralismo e col metodo della cooptazione dall’alto affermatisi negli ultimi anni.
Riconosciamo – ammettono - che le preferenze comportano dei rischi, ma restano il modo più trasparente per certificare il radicamento territoriale, il pluralismo culturale e la capacità di mobilitazione politica.
Meccanismi correttivi, come la doppia preferenza di genere – suggeriscono -, possono mitigare il vantaggio competitivo ancora detenuto prevalentemente da uomini. Il consenso non può essere solo interno, dei vertici dei partiti. Occorre fidarsi dell’opinione degli elettori. Senza le preferenze – considerano - molte donne, magari quelle più libere e rappresentative della società, non sarebbero state peraltro messe in lista e quindi non avrebbero avuto (e non avrebbero) la possibilità di essere elette. Essere espressione, oltre che di una forza politica, anche della scelta degli elettori conferisce inoltre agli eletti una maggiore autonomia nell’esercizio del mandato, come previsto dall’articolo 67 della Costituzione, una maggiore responsabilità e trasparenza di scelte e comportamenti, una maggiore rappresentatività fuori e dentro i partiti, colmando quel grave deficit relazionale e di fiducia che oggi mina la democrazia rappresentativa e la fiducia nelle assemblee elettive”.
Un invito esplicito ai vertici del partito ad uscire dall’ambiguità.
“Su questo tema – affermano - il Pd deve uscire dall’imbarazzante silenzio e incertezza. Chiediamo al partito di dire finalmente una parola chiara a favore delle preferenze, ridando protagonismo agli elettori e ai territori, come già accade per i consigli comunali, i consigli regionali e il Parlamento europeo. Il documento che ci vede come prime firmatarie – ribadiscono - ha raccolto molte adesioni, a riprova della sensibilità delle donne cattolico democratiche su questo tema e della fiducia nella capacità della segretaria Schlein di fugare ogni dubbio sull’apertura del Pd alle preferenze”.
Tra le 90 firmatarie ci sono sei donne cuneesi, impegnate a vario titolo in diverse realtà istituzionali e non solo della provincia Granda: Pierangela Castellengo (consigliere comunale ad Alba), Silvia Moglia (presidente della Consulta Pari opportunità del comune di Alba), Sonia Grimaldi (avvocato albese, presidente del Comitato pendolari della linea ferroviaria Alba-Torino); Laura Gasco (consigliere comunale a Mondovì), Marina Isu (consigliere comunale a Bra) e Maria Peano (già presidente della Consulta regionale Pari opportunità, di Boves).