Cronaca - 11 luglio 2026, 16:12

Nel diario della moglie la parola “pedofilo”: arrestato dopo la condanna definitiva

Da quella scoperta della figlia maggiore prese avvio l’inchiesta. L’uomo dovrà scontare una condanna a 7 anni e 2 mesi; confermato il risarcimento di 30 mila euro alla giovane

Il tribunale di Cuneo

È stato arrestato nei giorni scorsi dagli uomini della Squadra Mobile di Cuneo l’agricoltore del Monregalese condannato in via definitiva per maltrattamenti in famiglia nei confronti delle figlie e per violenza sessuale ai danni di un nipote, all’epoca dei fatti minorenne.

L’uomo è stato rintracciato in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dall’Autorità giudiziaria al termine dell’iter processuale. La condanna definitiva è di 7 anni e 2 mesi di reclusione; dovrà ancora espiare una pena residua di 6 anni e 4 mesi. I fatti contestati, ricostruiti dagli investigatori della Squadra Mobile e coordinati dalla Procura della Repubblica di Cuneo, si sarebbero protratti tra il 2001 e il 2020.

La vicenda, che aveva occupato a lungo le aule del tribunale di Cuneo, era emersa nel 2020 quando la figlia maggiore della coppia aveva deciso di denunciare i genitori per “tutto quello che avevano subito” lei e la sorella durante l’infanzia, quando vivevano in una cascina del Monregalese.

A processo erano finiti entrambi i coniugi. Alla madre era contestato il reato di maltrattamenti, mentre il marito doveva rispondere anche dell’accusa di violenza sessuale nei confronti di un nipote minorenne.

Nel corso dell’istruttoria avevano sfilato numerosi parenti della famiglia. Alcuni di loro avevano riferito di “punizioni molto severe” inflitte alle bambine e poi quella scoperta della figlia maggiore, che, tempo addietro, avrebbe trovato un diario scritto dalla madre, dove il padre, in una pagina, sarebbe stato definito “pedofilo”. Altri parenti, amici e insegnanti delle ragazze, invece, avevano riferito di non aver mai notato nulla di anomalo. Per la difesa dei genitori, infatti, le accuse non sarebbero state fondate e la denuncia sarebbe stata soltanto una forma di “ribellione” della figlia maggiore che, secondo la madre, avrebbe maltrattato lei e il marito.

A carico del padre, all’epoca sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alle persone offese, pesava anche l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un nipote. Accuse che la figlia maggiore aveva confermato in sede di incidente probatorio, raccontando di essere stata “toccata” dal padre e di aver tentato più volte il suicidio.

Dopo un’istruttoria lunga e complessa, durante la quale erano stati ascoltati anche alcuni fratelli dell’imputato, oggi adulti, che avevano riferito di essere stati a loro volta vittime di abusi mai formalizzati in una querela, era arrivata la condanna dei coniugi in primo grado. 

Per il pubblico ministero non vi erano dubbi sul fatto che le figlie avessero subito maltrattamenti durante l’infanzia da parte di entrambi i genitori. Per l’uomo era stata condanna per le violenze sessuali che, secondo l’accusa, diversi minori sarebbero stati costretti a subire. La richiesta complessiva era ammontata a 16 anni di reclusione per lui e per la madre, accusata del solo reato di maltrattamenti, a 6 anni.

Al termine del processo di primo grado il Collegio del Tribunale di Cuneo aveva condannato l’uomo a 5 anni e 6 mesi di reclusione e la donna a 4 anni. Alla figlia era stato riconosciuto un risarcimento di 30 mila euro, mentre al nipote di 15 mila euro. 

L’intero impianto accusatorio è stato successivamente confermato nei successivi gradi di giudizio fino alla definitività della sentenza. È stato confermato anche il risarcimento di 30 mila euro in favore della figlia. Divenuto irrevocabile il provvedimento, nei giorni scorsi è quindi scattato l’arresto dell’uomo, che è stato condotto in carcere per l’espiazione della pena.

CharB.