Un gesto di altruismo si tramuta in una notte di paura. Per i fatti avvenuti nel dicembre 2022 a Casalgrasso, il Tribunale di Cuneo ha condannato un uomo di origine tunisina, residente a Carmagnola, a un anno e sei mesi di reclusione per lesioni aggravate e danneggiamento.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, una giovane donna, alla guida dell’auto della madre, si era fermata dopo aver notato sul ciglio della strada una persona che sembrava avere bisogno di aiuto.
Quello che appariva come un normale intervento di soccorso si sarebbe però trasformato in un’aggressione.
Sentita in aula, la donna ha raccontato che l’uomo avrebbe tentato di impossessarsi del veicolo. "Voleva prendermi la macchina - ha riferito -. Ha fatto forza sul finestrino finché si è frantumato".
Poco dopo sarebbe intervenuto anche un anziano automobilista, fermatosi a sua volta per prestare assistenza.
Secondo la ricostruzione fornita dalla testimone, l’imputato si sarebbe allora scagliato anche contro anziano. "Lo percuoteva, io l’ho allontanato e lui, con un infrangente, mi ha rotto un dito", ha dichiarato la giovane.
La donna ha inoltre riferito che l’uomo emanava un forte odore di alcol e appariva in stato di alterazione.
A un certo punto avrebbe iniziato ad accusare alternativamente entrambi gli automobilisti di averlo investito.
Successivamente sarebbero arrivati alcuni conoscenti dell’imputato. "I suoi amici hanno iniziato a dire che ero stata io a investirlo, ma non erano presenti ai fatti. Anche loro erano alterati dall’alcol", ha raccontato la denunciante. Tra le persone giunte sul posto vi era anche la compagna dell’uomo, che sarebbe stata a sua volta destinataria di atteggiamenti aggressivi.
Gli accertamenti svolti nell’immediatezza dai Carabinieri non hanno però confermato l’ipotesi dell’investimento.
Un militare dell’Arma, sentito come teste, ha spiegato che l’uomo aveva dichiarato di essere stato travolto da un veicolo, ma che le verifiche effettuate non avevano evidenziato alcun elemento compatibile con un sinistro stradale.
Dagli accertamenti sarebbe inoltre emerso che quella sera l’imputato si trovava anche sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Nella sua requisitoria il pubblico ministero ha sottolineato la gravità della condotta, definendola particolarmente odiosa perché rivolta contro persone che si erano fermate esclusivamente per offrire aiuto.
L’accusa aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, evidenziando anche il rischio per l’ordine pubblico e per la sicurezza della circolazione.
La difesa ha invece invocato il minimo della pena e la concessione dei benefici di legge.
A distanza di anni, la giovane che ha denunciato l’accaduto ha spiegato di non aver mai ricevuto scuse. "Non si è più fatto vivo - ha dichiarato -, ma probabilmente non era nemmeno in grado di ricordarsi di me, visto lo stato in cui si trovava quella sera".