Il compianto Carlin Petrini, a un mese e mezzo dalla sua scomparsa, a Bra e Pollenzo ha lasciato un’eredità importante e un ricordo inalterato che rimarrà nel tempo.
È stato un rivoluzionario che, con la sua immensa personalità e caparbietà, ma conservando la sua proverbiale umiltà, ha tradotto le realtà di Slow Food, Terra Madre, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Cheese in una serie di punti di riferimento gastronomici e sociali non solo a livello locale, ma globale.
Ecco proprio perché ieri, martedì 30 giugno, il Comune di Bra, con profonda riconoscenza per quanto da lui creato con maestria, gli ha dedicato eccezionalmente una seduta aperta del Consiglio comunale in suo ricordo. Vuoi perché in quel Consiglio fece parte dal 1975 al 1981 e occupò quel posto che attualmente appartiene nello stesso palazzo comunale alla capogruppo di maggioranza ed ex sindaca Bruna Sibille, che l’ha ricordato, insieme a tante altre figure istituzionali con un profondo spirito di nostalgia e di commozione.
La seduta si è aperta con le parole del presidente del Consiglio Comunale Fabio Bailo, che ha ripreso i tanti passi importanti della sua illuminata carriera, a sostegno della cultura legata ai valori della terra, del cibo “buono, pulito e giusto” e alle interazioni create con tutte le professioni e le nazionalità del mondo. Bailo ne ha sottolineato tutte le varie sfaccettature, facendo anche come esempio la rivista periodica “Bra o della felicità” nei suoi apprezzati 30 numeri e nelle complessive 500 pagine e 8000 fotografie pubblicate.
“Carlin era un uomo di carattere che sapeva porre, proporre e riporre nel cassetto un'idea, frutto di un entusiasmo che ha sempre manifestato”: lo riassume in questo modo Bailo a inizio seduta e anche con le parole riprese dal romanzo di Cesare Pavese “La Luna e i falò” per esprimerne l’essenza: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».
A seguire ha letto i messaggi arrivati per conto del presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo, della Regione Alberto Cirio e del ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, assenti per i loro giustificati impegni istituzionali.
Proprio il Governo ha istituito e intitolato per Carlin, primo alfiere di un patrimonio che bisogna continuare a preservare, il “Premio dell'arte alla gastronomia” per il valore profondo di ciò che si mangia, per l’eccellente stagionalità che fu da lui condotta e per i prodotti enogastronomici ora patrimonio immateriale dell’Unesco.
Chiara Petrini, sua sorella, lo ricorda inoltre come “un vero ambasciatore di questa patria del Piemonte che ha amato con grande interesse, contribuendo al successo che oggi le Langhe e il Roero riscuotono a livello internazionale. Con Cheese, la banca del vino e soprattutto l’Università di Scienze Gastronomiche è stato impreziosito il valore intrinseco dello stesso territorio. In 22 anni migliaia di studenti che arrivano da ogni parte del mondo hanno scelto Bra come loro nuova casa, alcuni hanno deciso di rimanerci e di costruirci l’intera vita e si è visto anche nei giorni della sua scomparsa come questi giovani ne fossero riconoscenti”.
All’appuntamento hanno preso anche parte il vice presidente di Slow Food Bra Silvio Barbero, quella a livello nazionale Barbara Nappini e i vari rappresentanti del tessuto imprenditoriale del territorio come il presidente della Camera di Commercio di Cuneo Luca Crosetto, il presidente di Confcommercio della Provincia di Cuneo Danilo Rinaudo e quello di Ascom Luigi Barbero.
Il sindaco braidese Gianni Fogliato, nei suoi 7 anni condivisi con Petrini e quattro edizioni di Cheese, ha riconosciuto in lui una guida di “una rivoluzione gioiosa e non seriosa” soprattutto sui giovani, con “uno sguardo sul mondo veloce ed efficiente sui fenomeni del mondo”.
Il primo cittadino ha ancora puntualizzato che “il futuro nasce proprio dalle esperienze comuni del presente che Carlin ha saputo instaurare tra contadini, pescatori e aziende, passando alla cultura e alla politica, dalla scienza alla religione, parlando con la stessa autorevolezza con tutte le categorie”.
“Chi semina utopia, raccoglie realtà” è sempre stato il suo motto. “E da qui deriva una spiegazione – ha ancora commentato – L’idea di sognare in grande è tempo sprecato, sarebbe meglio aver piedi per terra per realizzare progetti, poi divenuti concreti. Ha contribuito alle grandi trasformazioni delle comunità locali con diffusioni di valori che parlano a tutto il mondo, come l'Unisg e comunità giuste, dando valore a chi anche non viene ascoltato”.
Massimo Somaglia, per conto della minoranza, ha Invitato per l’occasione il sindaco a “intitolare un luogo specifico in Bra per onorarne la memoria”.
La presidente di Slow Food a livello nazionale Barbara Nappini, in carica dal 2021: “Aveva una forza teatrale e trascinante, per me è sempre stato grande conforto e riparo. Io generalmente vivo a Bra due settimane al mese e riesco ad apprezzare esperienze come un gelato per strada, leggere manifesti e condividere momenti con amici, come quello che vissi con Carlin e delle amiche di università in una memorabile colazione. La frequentazione di Bra mi ha fatto capire la misura e l’esperienza locale e specifica che, lanciata nel mondo, è diventata universale. Dal 24 al 27 settembre 2026 Terra Madre a Torino sarà la prima edizione senza Carlin, ma in questa circostanza festeggeremo i 40 anni dell’appuntamento”.
Infine il vice presidente di Slow Food Bra e dell’Università di Scienze Gastronomiche Silvio Barbero, con un discorso incentrato su una parola chiave: cambiamento.
“Carlin ha cambiato la vita di molte persone, in particolare delle più umili e anche la mia. Lo ricordo al doposcuola a Palazzo rosso con i più poveri e allo spaccio popolare in aiuto dei disagiati. Ha cambiato la vita di produttori, artigiani e contadini. Terra Madre ha cambiato invece il modo di percepire la comunità del cibo e ha innescato processi culturali, politici e battaglie civili. Ha reso felici 4000 giovani dell’Università di Scienze Gastronomiche, che hanno cambiato e rivoluzionato a loro volta modelli di produzione del cibo”.
“Ha permesso un’apertura culturale a Bra. È stato un rivoluzionario ‘moderno’, preservando le cose più importanti, in primis le comunità. – ha ancora puntualizzato - Tradizione e modernità sono i saperi che devono essere uniti. Portiamo avanti i suoi ideali avanti con umiltà, coerenza e determinazione. Lo facciano soprattutto coloro che gli devono qualcosa”.
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