Preoccupano a Coldiretti Cuneo le decisioni arrivate dalle Commissioni competenti del Parlamento europeo sul Piano per la salute cardiovascolare e sul Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Secondo l’organizzazione, i provvedimenti rappresentano un passo indietro sia nella tutela della salute dei cittadini sia nella difesa del reddito agricolo.
Sul fronte sanitario, Coldiretti contesta un testo che, a suo giudizio, rischia di ridurre l’efficacia delle misure di prevenzione e di non valorizzare abbastanza il ruolo dell’alimentazione corretta nella riduzione dei rischi cardiovascolari. Nel mirino finiscono in particolare il ridimensionamento degli interventi sulle bevande energetiche e la scarsa attenzione verso gli effetti di un consumo eccessivo di cibi ultra-processati, sempre più diffusi soprattutto tra i giovani.
Perplessità vengono espresse anche sulla riapertura del dibattito sui sistemi di etichettatura nutrizionale frontale, giudicati potenzialmente penalizzanti per alcuni prodotti simbolo della Dieta Mediterranea. Secondo Coldiretti, modelli di questo tipo rischiano di creare confusione nei consumatori e di danneggiare produzioni di eccellenza del territorio senza tenere conto delle quantità realmente consumate e dell’equilibrio complessivo della dieta.
“La prevenzione delle malattie cardiovascolari passa prima di tutto dall’educazione alimentare e dalla promozione di stili di vita sani”, afferma Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo. “Servono regole basate sulla scienza e non sistemi che finiscono per penalizzare ingiustamente prodotti di qualità che fanno parte della Dieta Mediterranea e della nostra tradizione agricola”.
Critiche anche sul fronte del Cbam. Francesco Goffredo, direttore di Coldiretti Cuneo, sottolinea che le Commissioni del Parlamento europeo hanno eliminato la clausola che avrebbe permesso di sospendere temporaneamente il meccanismo in caso di forti squilibri di mercato. Una scelta che, secondo l’associazione, potrebbe lasciare agricoltori e imprese senza un’adeguata rete di protezione in un contesto già segnato da costi crescenti e forte concorrenza internazionale.
“Le aziende agricole stanno affrontando costi sempre più elevati e una concorrenza internazionale difficile”, osserva Goffredo. “Togliere una misura di salvaguardia significa aumentare le incertezze per il settore e mettere a rischio competitività e reddito delle imprese”.