Cronaca - 23 giugno 2026, 11:32

Peste Suina, la provincia di Cuneo alza il muro: il virus si ferma a quattro casi, ma l'allerta resta massima nelle Langhe

Nessun nuovo positivo registrato nella nostra regione. Nella vicina Liguria è sempre più emergenza: la mappa dei contagi

In Piemonte non sono state osservate nuove positività sui cinghiali. Il totale in regione rimane fermo a 818 positivi. 

In provincia di Cuneo invece, i casi registrati sono 4: due a Cravenzana e due nel territorio del comune di Pezzolo Valle Uzzone.

Se la situazione resta stabile nella nostra regione, in peggioramento quella della vicina Liguria dove sono state riscontrate otto nuove positività sui cinghiali: quattro in provincia di Genova, tre a Genova (300) e una a Rapallo (25); quattro in provincia di Savona, una a Cengio (primo caso), due a Piano Crixia (diciotto), e una a Varazze (38). Il totale in regione sale a 1.339 casi.

 Con il caso di Cengio il numero dei Comuni in cui è stata osservata almeno una positività alla Peste Suina Africana sale a quota 203.

Ritornando alla nostra Regione, il monitoraggio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZSPLV) e i bollettini ufficiali delineano una regione spaccata a metà: da un lato territori che combattono da anni contro una presenza radicata del virus tra i cinghiali selvatici, dall'altro distretti cruciali per la filiera della carne che tentano di "alzare il muro" per evitare il disastro economico nei grandi allevamenti. Ad oggi, il bilancio complessivo della regione si attesta a 819 casi tra i selvatici e 10 focolai accertati tra i suini domestici.

L'andamento della malattia sul territorio evidenzia dinamiche profondamente diverse a seconda della provincia.

La provincia di Alessandria detiene il triste primato dell’epidemia, con ben 726 casi accertati nei cinghiali. È qui, nelle zone boschive dell'Appennino e del Tortonese, che il virus ha trovato il suo primo serbatoio naturale. Nonostante l'altissimo numero di carcasse infette rinvenute, la biosicurezza degli allevatori ha finora limitato a un solo focolaio l'infezione tra i maiali domestici. Nella vicina provincia di Asti, i casi riscontrati tra i selvatici sono 25, con zero focolai domestici: un fronte monitorato speciale per evitare lo scivolamento del virus verso le aree pianeggianti.

Sul fronte della tutela della filiera produttiva, gli occhi sono tutti puntati su Novara. Pur registrando "solo" 64 casi nei cinghiali, la provincia novarese rappresenta la ferita più dolorosa per il comparto zootecnico: sono ben 7 i focolai esplosi negli allevamenti di suini. Una concentrazione che ha costretto le autorità a pesanti misure di depopolamento (abbattimenti preventivi) per isolare i cluster. A ruota segue Vercelli, che pur mantenendo a zero il contatore dei cinghiali positivi, ha dovuto registrare 1 focolaio in un sito domestico, a dimostrazione di come il virus possa viaggiare anche attraverso vettori umani o veicoli.

La vera linea del Piave per l'economia piemontese è rappresentata dalla provincia di Cuneo, culla della grande suinicoltura regionale. Per lungo tempo considerata indenne, la "Granda" ha registrato l'ingresso ufficiale del virus con 4 casi accertati nei cinghiali. Si tratta di numeri minimi, localizzati prevalentemente nelle aree di confine montano, ma che tengono il settore in uno stato di massima allerta per evitare che l'infezione penetri nelle pianure densamente popolate da allevamenti. Completamente indenni, sia sul fronte selvatico che domestico, restano per ora le province di Torino, Biella e del Verbano-Cusio-Ossola.

Angela Panzera