Fissare la resa per la prossima vendemmia a 80 quintali/ettaro, come propone l’industria, non è accettabile così come non è accettabile il prezzo proposto.
E’ quanto afferma Coldiretti Piemonte rispetto alla decisione scaturita dal tavolo di confronto sulla DOCG Asti, convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, avvenuto ieri, giovedì 18 giugno, presso la Regione Piemonte.
“Alla luce della situazione che le imprese vitivinicole stanno già vivendo, con i costi di produzione schizzati in alto, 85 quintali ad ettaro è il termine di mediazione massimo dal quale non è possibile scendere se non penalizzando, ulteriormente, il comparto - sottolinea Monica Monticone, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore vitivinicolo -. Questo atteggiamento non è più accettabile dall’industria quando già molte di loro, che hanno i siti di produzione sul territorio piemontese, assemblano bevande o simil bevande, anche a base vino, senza utilizzare le produzioni del territorio. Ci aspettavamo una presa di posizione e manforte dalla parte politica che, purtroppo, nella riunione di ieri non abbiamo visto”.
“Auspichiamo che la parte industriale dimostri di essere collaborativa con gli attori della filiera del Moscato e prenda coscienza della grave situazione che è venuta a generarsi - spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. La resa a 85 ql/ettaro, che è sicuramente già un sacrificio per le 3500 aziende, siamo certi non danneggerebbe l’industria ed il mercato”.
“Il Moscato d’Asti e l’Asti DOCG non stanno vivendo una difficoltà passeggera, ma una crisi strutturale che richiede responsabilità, coraggio e scelte chiare – aggiungono Enrico Nada e Francesco Goffredo, presidente e direttore di Coldiretti Cuneo –. Oggi serve una linea seria e sostenibile prima della vendemmia, a partire da rese, superi e prezzo, ma serve anche un progetto di prospettiva che difenda il valore dell’origine, contrasti la concorrenza di prodotti generici ottenuti con mosti esteri e garantisca una giusta remunerazione a chi coltiva. Senza reddito per i produttori agricoli, non c’è futuro per il Moscato”.