Economia - 14 giugno 2026, 06:27

Commercio estero della Granda a due velocità: arretrano Europa e Usa, exploit in Giappone e Regno Unito

Il report della Camera di Commercio: calano del 4,8% le esportazioni cuneesi nel primo trimestre 2026. A pesare è lo stop del manifatturiero, mentre i conti si salvano grazie al netto calo delle importazioni

Primo trimestre del 2026 a due velocità per il commercio estero della provincia di Cuneo, che si trova a navigare in controtendenza rispetto ai flussi macroeconomici del resto d'Italia. 

Tra gennaio e marzo, il valore delle esportazioni di merci della Granda si è attestato a 2.578 milioni di euro, un risultato importante che tuttavia accusa una flessione del 4,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

Si tratta di un passo falso locale che stride con la ripresa registrata su scala sia regionale che nazionale, dove le vendite all'estero hanno invece messo a segno incrementi rispettivamente del 2,8% e dell'1,4%

Nonostante la frenata, il territorio cuneese si conferma un motore industriale pilastro per il Paese, drenando da solo il 16,5% dell'intero export piemontese e l'1,4% delle spedizioni oltreconfine dell'intera Penisola.

Il raffreddamento degli scambi non ha risparmiato il fronte degli acquisti. Anche le importazioni cuneesi hanno infatti subito una significativa contrazione, fermandosi a un soffio dagli 1,3 miliardi di euro con un netto -15,7% rispetto all'anno precedente. Anche in questo caso il dato si muove in aperta controtendenza rispetto alla sostanziale tenuta registrata sia nel resto del Piemonte, dove la flessione si è fermata al livello dell'1,9%, sia a livello nazionale, che ha registrato un impercettibile calo dello 0,2%.

Questo doppio binario tra vendite e acquisti ha finito però per alleggerire la pressione sui conti provinciali: l'effetto combinato della discesa delle importazioni, molto più marcata rispetto a quella delle esportazioni, ha spinto il saldo della bilancia commerciale di Cuneo a quota 1,3 miliardi di euro, un tesoretto in aumento del 9,0% nel confronto con il 2025.

Spostando lo sguardo all'intero contesto italiano, la crescita complessiva dell'export nazionale nel primo trimestre dell'anno è lo specchio di una spinta arrivata a macchia d'olio da quasi tutte le ripartizioni territoriali. 

Il Centro Italia ha guidato la corsa con un balzo del 13,8%, seguito dall'ottima performance del Sud al 7,1% e dalla stabilità del Nord-ovest all'1,3%. A frenare l'entusiasmo complessivo sono state soltanto le flessioni registrate nel Nord-est, arretrato del 2,4%, e il pesante crollo dell'Italia insulare, che ha visto i propri flussi verso l'estero scivolare del 19,0%.

Il rallentamento del nostro export nel primo trimestre, in controtendenza rispetto a Piemonte e Italia, richiede la massima attenzione, pur a fronte di un saldo della bilancia commerciale che tiene e fa registrare un +9% dovuto a un calo ancora più marcato delle importazioni - afferma il presidente Luca Crosetto -. La flessione nei mercati tradizionali europei e negli Stati Uniti ci impone di non abbassare la guardia, ma la Granda ha sempre dimostrato una straordinaria capacità di resilienza. Questa fase deve trasformarsi in uno stimolo per accelerare la diversificazione commerciale e guardare con decisione verso nuovi mercati emergenti. La Camera di commercio è pronta ad attivare le progettualità necessarie per sostenere le nostre imprese in questo percorso di apertura e rinnovamento".

FOCUS SULLA PROVINCIA GRANDA

Se si scava dentro i dati del commercio estero cuneese nel primo trimestre del 2026, emerge una radiografia complessa, fatta di forti storiche certezze in frenata, mercati tradizionali che vacillano e inaspettati exploit geopolitici. 

A pesare sul trend complessivo è soprattutto il comparto manifatturiero, vero e proprio cuore pulsante che genera da solo il 94,3% delle esportazioni totali, ma che in questo avvio d'anno accusa un calo significativo del 6%

Di segno opposto, invece, le performance dei prodotti di agricoltura, silvicoltura e pesca che, pur rappresentando una quota più contenuta del 5%, mettono a segno un balzo del 21,4%, così come le estrazioni minerarie (quota dello 0,1%) cresciute del 3,4%.

Mettendo sotto la lente d’ingrandimento la manifattura, la filiera dell'industria alimentare si conferma la colonna portante del territorio con un peso specifico del 40,7% sull'export del settore; anche i giganti del cibo, tuttavia, devono fare i conti con un momento di stanca, registrando una lieve flessione dello 0,8%

Il quadro manifatturiero si tinge quasi interamente di rosso: l'unica eccezione virtuosa è rappresentata dal comparto dei macchinari e apparecchi n.c.a., che riesce a strappare un +1,5%

Per il resto si registrano contrazioni pesanti, a partire dal crollo verticale di articoli in gomma e materie plastiche (-31,7%), seguito dalle frenate di chimica e farmaceutica (-15,4%), metalli di base (-9,5%), tessile e abbigliamento (-8,0%), legno (-7,7%) e apparecchi elettrici, elettronici e ottici (-4,3%).

Sul fronte delle rotte commerciali, l'Unione Europea a 27 si conferma il porto sicuro della Granda assorbendo il 63,3% delle vendite complessive, sebbene il bacino comunitario abbia registrato un calo del 4,5% rispetto all'anno precedente. Non va meglio oltre i confini comunitari, dove si dirige il restante 36,7% delle merci, un'area che accusa una contrazione del 5,4%.

All'interno dell'UE, la Francia (17,3% del mercato) e la Germania (14,1%) mantengono salda la leadership tra i partner commerciali, pur arretrando rispettivamente del 3,0% e del 4,2%

Più marcata la ritirata in Spagna, che rappresenta il 5,9% dell'export ma cede il 13,7%, mentre la Polonia (quota del 6,5%) limita i danni con un -1,9%

La vera sorpresa in Europa è la Grecia, che vola a +16,6% pur pesando ancora per un piccolo 1,5%.

Fuori dall’Unione Europea, gli Stati Uniti (5,8%) e il Regno Unito (5,1%) restano i punti di riferimento principali, ma con fortune alterne: se Washington fa registrare una frenata decisa (-20,5%), Londra risponde con un ottimo +10,8%. Ottimi segnali arrivano anche da mercati storicamente solidi come Svizzera (+22,3%) e Canada (+14,2%), mentre si segnala il vero e proprio boom del Giappone, che con una quota dell'1,2% mette a segno un'accelerazione spettacolare del +81,7%

Sul fronte opposto, si raffreddano drasticamente le relazioni commerciali con altri partner strategici extra-UE: arretrano infatti la Cina (-27,0%), l'Arabia Saudita (-21,7%), la Federazione Russa (-19,8%) e il Messico (-19,0%).

La serie storica riferita al periodo che va dal 2021 al 2026 fotografa un andamento delle esportazioni riferite al I trimestre caratterizzato da una forte crescita iniziale, seguita da un rallentamento negli ultimi due anni che ci impone un’attenzione particolare alla progettazione di iniziative mirate al sostegno delle imprese - afferma il presidente della Camera di commercio di Cuneo Luca Crosetto. Nel corso del quinquennio il nostro sistema imprenditoriale ha comunque dimostrato di saper affrontare le mutevoli esigenze dei mercati internazionali, facendo crescere del 22,1%, compresa la componente inflattiva, il valore delle esportazioni che sono passate, da 2,11 a 2,58 miliardi di euro." 

redazione