Politica - 09 giugno 2026, 10:36

RETROSCENA / A Cuneo solo un “sì” di Patrizia Manassero può salvare la coalizione di maggioranza

Si fanno crescenti, da parte del Pd e dei gruppi “Cuneo Solidale e Democratica” e “Cuneo Civica”, le pressioni per una ricandidatura della sindaca. È l’unica mossa possibile per stoppare Enrico Collidà e la fuga in avanti di  “Centro per Cuneo”

Comunque si giri la frittata, il nodo gordiano della politica cuneese in vista della scadenza elettorale amministrative del prossimo anno resta sempre lo stesso: la sindaca Patrizia Manassero si ricandida o non si ricandida?

E mentre consiglieri e assessori di maggioranza sfogliano la margherita interrogandosi su quali siano le sue reali intenzioni, la confusione regna sovrana sotto il cielo del capoluogo.

“Centro per Cuneo”, attirato dalle sirene del Patto Civico, vorrebbe tentare strade nuove, ma indugia perché anche qui i problemi non mancano.

Enrico Collidà, dopo aver fatto sapere a destra e a manca che intende mettere “vino nuovo in otri nuovi”, che tradotto vuol dire dare il ben servito a pressoché tutta la squadra centrista uscente, adotta la tattica di Quinto Fabio Massimo: temporeggia.

Ha probabilmente dovuto realizzare che “licenziare” tutti o quasi costituirebbe un rischio elettorale di non poco conto, dal momento che il collante del gruppone civico centrista non è mai stata tanto un’identità condivisa quanto piuttosto il potere.

Se, infatti, ci fosse una cacciata generalizzata, il rischio sarebbe quello di una fronda degli estromessi con conseguenze immaginabili.

E qualcosa, sotto traccia, cova in questa direzione: a maggior ragione se la ventilata “lista Collidà” dovesse cambiare denominazione e ragione sociale.

Il Pd, diviso tra “gribaudiani” e resto del partito (sempre più piccolo) sa che non ricandidare la Manassero significherebbe mettere in conto, da subito, una mezza sconfitta.

Non che manchino i possibili candidati sindaci targati Pd, ma – checché se ne dica - non sono unanimemente condivisi e comunque nessuno ha l’autorevolezza tale da stagliarsi uber alles.

Che Chiara Gribaudo faccia di tutto per tentare di sbarrare la strada ad Enrico Collidà, a Cuneo lo sanno anche i paracarri.

Che ci riesca è altro paio di maniche perché per farlo dovrebbe avere una strategia che, ad oggi, o tiene ben nascosta o ancora non ha maturato.

Queste non sono sensazioni di chi scrive bensì “deposizioni spontanee” fatte da esponenti dem, che ovviamente preferiscono trincerarsi dietro l’anonimato.

Comunque sia, nel Partito Democratico non si stanno vivendo giorni tranquilli.

Situazione non dissimile in “Centro per Cuneo”, specie tra gli assessori, dove il finale di partita non si presenta all’insegna dell’ottimismo.

I “cespugli”, vale a dire i due gruppi minori di maggioranza, sono incerti e  nemmeno troppo compatti al loro interno.

In questo quadro che passa dal confuso allo stagnante, Patrizia Manassero, novella Cireneo, deve cercare di condurre in porto la nave, costretta a navigare tra i marosi.

E se la definizione di Cireneo non fosse da tutti ritenuta congrua, resta sempre quella del Giobbe biblico (emblema della massima pazienza) o del mitologico Ercole, costretta com’è a destreggiarsi ogni giorno tra mille fatiche.

Per tornare a bomba, il punto ci pare essere sostanzialmente questo: ce la farà la sindaca a conservare qualche riserva fisica e mentale per eventualmente ripartire?

Per il momento non può fare altro che prendere tempo.

Ve lo immaginate che succederebbe in municipio se domani comunicasse di non volersi ripresentare per un secondo mandato?

Ciò premesso, le pressioni nelle settimane a venire nei suoi confronti diverranno – a seconda delle circostanze - mozione degli affetti, richiamo al senso di responsabilità, preghiere, financo suppliche.

L’accordo programmatico tra gruppi distinti (e talvolta distanti), che lei ha sempre difeso sta tuttavia – parafrasando Berlinguer – esaurendo la sua “spinta propulsiva”.

Vedremo se e come Manassero troverà la forza e la fantasia per rilanciarlo.

In caso contrario scatterà il “liberi tutti”.

Giampaolo Testa