La Tari torna al centro del dibattito cittadino. Dalle ore 15 il Consiglio comunale di Alba sarà chiamato ad approvare il nuovo Piano Economico Finanziario del servizio rifiuti e le relative tariffe. Un tema che nelle ultime settimane ha acceso confronti e polemiche.
Per comprendere meglio numeri, meccanismi e prospettive abbiamo intervistato l’assessore all’Ambiente Roberto Cavallo, che invita anzitutto a distinguere tra Piano Economico Finanziario e prelievo fiscale.
In questi giorni si parla molto di Tari. Da dove bisogna partire per capire davvero cosa sta succedendo?
“Bisogna partire da una distinzione fondamentale che spesso viene trascurata: il Piano Economico Finanziario e la Tari non sono la stessa cosa. Sono strettamente collegati, ma sono due strumenti diversi. Il Piano Economico Finanziario rappresenta il massimo della spesa che il sistema dei rifiuti prevede di sostenere. La Tari è invece il prelievo fiscale che serve a coprire quei costi. In questi giorni ho visto molta confusione tra i due piani e credo che questo abbia contribuito ad alimentare una discussione spesso semplificata.”
Come nasce il Piano Economico Finanziario che approda in Consiglio?
“È un lavoro complesso che deriva dalle regole fissate da Arera, l’Autorità nazionale che regola acqua, energia e rifiuti. In Piemonte il soggetto di riferimento non è il singolo Comune ma il Consorzio, nel nostro caso il Coabser. Su questo piano c’è stato un confronto lungo e approfondito tra il Comune e il Consorzio. Abbiamo chiesto verifiche, approfondimenti e limature. È stato un lavoro a molte mani che ha portato al documento che oggi viene sottoposto al Consiglio comunale.”
Quali sono le principali voci che fanno aumentare i costi?
“I costi crescono principalmente per due grandi ragioni. Da una parte c’è lo smaltimento dei rifiuti, dall’altra ci sono i servizi. Sul fronte dello smaltimento il dato più evidente è quello dell’indifferenziato. Oggi smaltire una tonnellata costa 188 euro, contro i 181 euro dell’anno scorso. Anche l’umido ha costi molto significativi, attorno ai 100 euro a tonnellata. Sono aumenti che riguardano tutto il sistema e che non dipendono dalle scelte del Comune.”
E sul fronte dei servizi?
“Pesano molto gli aumenti del personale, dell’energia e dell’inflazione. Il rinnovo del contratto nazionale ha determinato incrementi medi vicini al 10%. Siccome il personale rappresenta circa il 60% del costo complessivo del servizio, l’impatto è molto rilevante. A questo si aggiungono carburanti, energia e tutti gli effetti dell’inflazione. Se sommiamo questi elementi arriviamo a oltre un milione e duecentomila euro di aumenti complessivi.”
Eppure l’aumento finale del Piano Economico Finanziario è molto più contenuto. Come è stato possibile?
“Grazie al lavoro fatto in questi anni e all’impegno dei cittadini. Il PEF aumenta di circa 100 mila euro nel 2026 e di circa 300 mila nel 2027. Se confrontiamo questi numeri con gli oltre 1,2 milioni di maggiori costi che il sistema avrebbe dovuto assorbire, capiamo che il contenimento è stato molto significativo. Questo risultato deriva soprattutto dall’aumento della raccolta differenziata e dalla riduzione dell’indifferenziato.”
Quanto pesa la raccolta differenziata sul bilancio del sistema?
“Moltissimo. Le raccolte differenziate effettuate dagli albesi hanno generato circa un milione e mezzo di euro di introiti nell’ultimo anno. Carta, plastica, vetro e metalli vengono venduti sul mercato. Se non li differenziassimo non solo perderemmo quell’introito, ma dovremmo anche sostenere i costi di smaltimento. Complessivamente stiamo parlando di un beneficio economico che sfiora i tre milioni di euro. Una parte importante di queste risorse ritorna direttamente ai cittadini sotto forma di riduzione dei costi.”
L’Amministrazione ha scelto anche di investire di più sul decoro urbano.
“Sì. La nuova gara per il servizio prevede un potenziamento significativo dello spazzamento. Abbiamo previsto due operatori in più rispetto agli attuali 38. La base d’asta è superiore di circa 700 mila euro rispetto alla precedente. Una parte degli aumenti deriva quindi anche dalla volontà di migliorare la pulizia della città.”
Arriviamo alla domanda che tutti si fanno: perché aumenta la Tari?
“Perché la legge impone che il servizio venga coperto integralmente attraverso il prelievo dedicato. La scelta politica che abbiamo fatto è quella di coprire i costi che prevediamo di sostenere. Il precedente piano prevedeva costi superiori al gettito che si era deciso di applicare. Noi abbiamo scelto di allineare le due voci. Questo determina un incremento complessivo del prelievo fiscale di circa 400 mila euro.”
Che cosa significa concretamente per le famiglie?
“Dipende dalle categorie e dalla composizione del nucleo familiare. Per una persona sola che vive in un appartamento di circa 80 metri quadrati l’aumento previsto è di poco superiore a un euro all’anno. Per una famiglia numerosa l’incremento è naturalmente maggiore e può arrivare a qualche decina di euro. Le utenze non domestiche seguono lo stesso principio, con effetti diversi a seconda della categoria di appartenenza.”
Esistono margini per contenere ulteriormente gli aumenti nei prossimi anni?
“Sì, e passano ancora una volta dalla riduzione dell’indifferenziato. Oggi Alba è passata da circa 140 chilogrammi per abitante all’anno a poco più di 100. Se riuscissimo a scendere attorno agli 80 chilogrammi risparmieremmo altri 120-130 mila euro. Se raggiungessimo i livelli di Bra, che è attorno ai 60 chilogrammi, il risparmio potrebbe arrivare a circa 250 mila euro. Sono cifre che incidono concretamente sul sistema.”
Lei insiste spesso anche sull’aspetto ambientale.
“Perché troppo spesso viene lasciato in secondo piano. Ridurre l’indifferenziato non significa soltanto risparmiare denaro. Significa anche ridurre emissioni e impatto ambientale. Se guardiamo i risultati ottenuti da Alba negli ultimi anni, il beneficio in termini di CO₂ evitata è enorme. Sono risultati che hanno un valore economico ma soprattutto ambientale, e credo che vadano considerati parte integrante della discussione.”