Al Direttore - 03 giugno 2026, 12:59

"A10, chiamarla autostrada è ormai un eufemismo"

L'amarezza del monregalese Luca Gavotto, segretario nazionale e referente Regione Piemonte Associazione Motociclisti Incolumi APS (A.M.I. APS) che chiede di rivedere i pedaggi a favore della gratuità finché non sarà adeguata agli standard di sicurezza e funzionalità europei

Immagine di repertorio

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione amara sull'Autostrada dei Fiori del monregalese Luca Gavotto, segretario nazionale e referente Regione Piemonte Associazione Motociclisti Incolumi APS (A.M.I. APS).

"Continuare a definire l'A10 una vera autostrada appare sempre più come un eufemismo. In molti tratti, infatti, questa infrastruttura assomiglia più a una strada ad alto scorrimento che a una moderna arteria europea.

Eppure stiamo parlando di uno dei collegamenti più importanti del continente, una direttrice strategica che unisce l'Italia al sud della Francia e alla Spagna. Un asse fondamentale per il turismo, il commercio e il trasporto delle merci, che ogni giorno viene percorso da migliaia di automobilisti, lavoratori e autotrasportatori.

La criticità più evidente è l'assenza della corsia di emergenza in lunghi tratti del percorso. Una carenza che oggi appare anacronistica e incompatibile con gli obiettivi europei in materia di sicurezza stradale. Basta un veicolo in avaria, un incidente o un semplice tamponamento per trasformare il traffico in una situazione potenzialmente letale.

Chi percorre regolarmente l'A10 conosce bene il problema. Ogni incidente, ogni guasto e persino ogni rallentamento generano rapidamente code chilometriche che paralizzano la circolazione. La conseguenza più grave è che, in una infrastruttura già congestionata e priva di adeguati spazi di sicurezza, vengono rallentate anche le operazioni di soccorso. Quando i mezzi di emergenza faticano a raggiungere il luogo di un incidente, il rischio aumenta per tutti.

Il punto è che tutto questo non rappresenta un evento eccezionale. È la normalità. Una situazione che si ripete da anni senza che sia mai stato avviato un serio progetto di ampliamento e ammodernamento dell'intera tratta. Eppure, per opere di minore rilevanza, in passato si è fatto ricorso anche agli espropri. Perché allora non affrontare con la stessa determinazione il futuro di una delle infrastrutture più importanti del Paese?

Da anni associazioni e cittadini richiamano l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di intervenire. Tra queste vi è anche l'Associazione Motociclisti Incolumi APS (A.M.I. APS). Come segretario nazionale e referente per la Regione Piemonte (Luca Gavotto) ha evidenziato come la sicurezza stradale non possa dipendere esclusivamente dal comportamento degli utenti, ma debba poggiare anche su infrastrutture adeguate, moderne e progettate per ridurre il rischio.

Alla luce di queste criticità, appare legittimo aprire una riflessione anche sul tema dei pedaggi. Fino a quando l'A10 non sarà adeguata agli standard di sicurezza e funzionalità che ci si aspetta da una moderna autostrada europea, la gratuità della tratta dovrebbe essere presa seriamente in considerazione.

Perché una infrastruttura strategica per l'Italia e per l'Europa non può continuare a vivere di soluzioni temporanee e compromessi. L'A10 ha bisogno di un ammodernamento profondo e non più rinviabile. Prima che la sorte, troppo spesso chiamata in causa dagli utenti che la percorrono ogni giorno, presenti un conto ancora più pesante".