Il costo dell’energia continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per la competitività delle piccole e medie imprese italiane. È quanto emerge dall’indagine nazionale promossa da Confapi, Confederazione italiana della piccola e media industria privata, che nel mese di aprile ha raccolto e analizzato i dati sui consumi energetici di quasi 3mila aziende associate.
A commentare i risultati è Massimo Marengo, imprenditore cuneese, presidente di Confapi Cuneo, fondatore e amministratore di Albasolar, e soprattutto referente nazionale di Confapi in materia di energia, ruolo che lo pone al centro del confronto con istituzioni, Autorità e stakeholder del settore.
“L’Italia vive un paradosso competitivo – spiega Marengo –. Paghiamo l’energia più dei nostri principali partner europei, e questo non è solo il risultato di scelte politiche rinviate per troppo tempo, ma anche di un contesto geopolitico che ha reso fragili e costose le catene di approvvigionamento. Basta guardare alla Spagna, che ha costruito un mix più equilibrato tra rinnovabili, accumuli e altre fonti: il confronto è evidente e penalizzante. L’energia deve diventare una priorità industriale nazionale”.
Secondo Marengo, la situazione sta già lasciando segni profondi: “La volatilità dei prezzi frena investimenti, innovazione e competitività. Le Pminon chiedono sussidi permanenti, ma regole chiare, stabili e semplici. Senza un piano energetico nazionale organico, la transizione rischia di rallentare e il Paese di perdere terreno”.
Un sistema produttivo vulnerabile: i numeri dell’indagine
Il campione analizzato da Confapi è composto per l’84% da imprese con meno di 50 addetti e per oltre l’80% da aziende con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. Realtà che rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo italiano, ma che oggi si trovano esposte a una vera e propria “tassa occulta” sulla produzione. Dai dati emergono alcuni trend significativi:
- 38,6% delle imprese ha investito in illuminazione efficiente
- 33,8% ha installato impianti fotovoltaici
- 21,5% ha adottato pompe di calore
Un’impresa su 4 non ha effettuato alcun intervento negli ultimi tre anni. Sul fronte delle tecnologie più avanzate, il ritardo è evidente: solo l’11% partecipa a Comunità Energetiche Rinnovabili, mentre circa il 70% non conosce o non utilizza i Power Purchase Agreement (PPA), strumenti fondamentali per stabilizzare i costi nel medio-lungo periodo.
Burocrazia e incentivi: il nodo che blocca la transizione
Il dato forse più preoccupante riguarda l’accesso agli incentivi: quasi il 40% delle imprese che ha investito non ha utilizzato alcuna misura pubblica. Le ragioni sono ricorrenti:
- procedure complesse;
- difficoltà di accesso alle informazioni;
- mancanza di accompagnamento tecnico;
- strumenti finanziari non calibrati sulle Pmi.
Tra gli incentivi più utilizzati spiccano: Industria 4.0 il 16,9% del campione; Transizione 5.0 il 12,3%; Conto Energia per il 10,9%.
Alla luce dei risultati, Confapi chiede un cambio di passo deciso. Le priorità indicate da Confapi sono tre. Nel breve periodo contenere i costi anche per le imprese non energivore e semplificare le procedure autorizzative. Nel medio periodo rendere gli incentivi realmente accessibili e rafforzare l’assistenza tecnica. Nel lungo periodo invece, integrare politica energetica e industriale, sviluppare modelli territoriali e rafforzare l’autonomia energetica nazionale.