Cronaca - 29 maggio 2026, 18:57

Armato di coltello rapinava giovanissimi nel centro di Cuneo: 22enne condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione

Tre gli episodi contestati, avvenuti tra la fine di agosto e l'inizio del settembre scorso. In aula l'imputato, classe 2004, detenuto ad Alessandria, ha dichiarato di non ricordare i fatti a causa dell’abuso di sostanze e psicofarmaci. Per lui il pm aveva chiesto una condanna a dodici anni

Ingresso del tribunale di Cuneo

È stato condannato a sei anni e otto mesi di reclusione un giovane, classe 2004, attualmente detenuto nel carcere di Alessandria, accusato di una serie di rapine commesse tra la fine di agosto e l’inizio del settembre scorso ai danni di alcuni giovani nel centro di Cuneo.

La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale di Cuneo al termine del processo relativo a tre distinti episodi che avevano suscitato particolare allarme in città, sia per la violenza delle aggressioni, sia per la giovane età delle vittime.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alla fine dell'agosto scorso (leggi qui) un diciottenne, dopo aver trascorso la serata con alcuni amici per festeggiare il compleanno, era stato avvicinato mentre stava tornando a casa a piedi nel centro cittadino, nella zona di via Roma. L’aggressore, armato di un coltello lungo circa venti centimetri, gli avrebbe strappato dal collo una catenina e sottratto un orologio. Successivamente lo avrebbe afferrato per il collo intimandogli di correre senza voltarsi e di non raccontare nulla a nessuno. Dalle minacce rivolte al ragazzo, inoltre, sarebbe emerso che il rapinatore conosceva anche il luogo in cui abitava.

Pochi minuti dopo, il giovane incontrò un coetaneo che gli aveva raccontato di essere stato appena vittima di un’aggressione molto simile. Anche in quel caso, secondo l’accusa, il rapinatore, sempre armato di coltello, avrebbe strappato una catenina dal collo della vittima, minacciandola e imponendole di non denunciare l’accaduto.

Il terzo episodio si sarebbe verificato nei primi giorni di settembre in via Negrelli. La vittima, allora minorenne, si trovava con alcuni amici davanti all’ingresso della propria abitazione quando venne avvicinata dall’aggressore. Oltre a denaro, telefono cellulare e una catenina d’oro, il ragazzo venne anche aggredito con calci e pugni. Secondo la ricostruzione, il rapinatore lo costrinse anche a entrare in casa per recuperare altro denaro, minacciando di accoltellare gli amici rimasti all’esterno. Una volta oltrepassato il portone, però, il giovane era riuscito a chiedere aiuto, costringendo l’aggressore alla fuga.

I tre episodi erano stati denunciati immediatamente alle forze dell’ordine: i primi due ai Carabinieri, il terzo alla Polizia di Stato. Le indagini avevano permesso di raccogliere elementi ritenuti significativi dagli inquirenti, tra cui alcune immagini delle telecamere comunali che avrebbero ripreso il presunto autore mentre si allontanava da via Negrelli in un orario compatibile con la rapina.

Nel corso dell’udienza l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee. Ha spiegato di conoscere una delle persone offese e di avere sempre avuto un buon rapporto, escludendo qualsiasi precedente contrasto. Ha inoltre affermato di non ricordare quanto accaduto nelle serate contestate e di aver appreso i dettagli dei fatti soltanto dopo l’arresto.

Davanti al collegio ha raccontato di fare uso di sostanze stupefacenti fin dall’età minorile e di avere assunto, all’epoca dei fatti, anche psicofarmaci. "Non ero in me", ha riferito. Visibilmente commosso durante l’esame, il giovane ha dichiarato di essere disponibile a intraprendere un percorso di recupero.

La difesa, rappresentata dall'avvocata Alessandra Bruno, ha sostenuto che il giovane non fosse pienamente consapevole delle proprie azioni a causa della dipendenza da sostanze, chiedendo una perizia psichiatrica per valutare la sua capacità di intendere e di volere. "Non è pensabile che un ragazzo del 2004 delinqua per il gusto di delinquere", ha osservato la legale, evidenziando come l’imputato avesse scelto il dibattimento proprio per cercare di comprendere fatti che sostiene di non ricordare. La difesa ha inoltre contestato parte della ricostruzione accusatoria, chiedendo l’assoluzione per alcuni capi di imputazione e il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Di diverso avviso il pubblico ministero, che ha sottolineato la gravità dei fatti contestati e i precedenti specifici dell’imputato. Nella propria requisitoria il magistrato ha richiamato una precedente condanna per tentata rapina e lesioni personali e un’altra sentenza in materia di stupefacenti, evidenziando inoltre ulteriori procedimenti e carichi pendenti. Pur riconoscendo la necessità di un percorso di recupero per il giovane, il pm ha ritenuto pienamente provate le responsabilità contestate, chiedendo una condanna a dodici anni di reclusione e 6 mila euro di multa.

CharB.