Dalla sezione provinciale del Partito Democratico riceviamo e pubblichiamo:
Già nell'agosto 2025, in tempi non sospetti e in larga solitudine, il Partito Democratico della provincia di Cuneo aveva denunciato il rischio di una involuzione del "Modello Cuneo" verso uno schema autoreferenziale, dove conta più l'appartenenza che il merito e più l'equilibrio di potere che l'equilibrio territoriale. Parlammo allora di rivendicazioni localistiche e manovre di palazzo, invitando gli attori della Granda a una riflessione collettiva su una deriva evidente.
Quella voce, allora isolata, trova oggi conferma in un dibattito finalmente pubblico e trasversale, che ha portato allo scoperto una questione di qualità democratica della vita pubblica cuneese.
I fatti di queste settimane confermano le preoccupazioni messe nero su bianco dieci mesi fa. La selezione del nuovo direttore generale è accompagnata da indiscrezioni su candidature legate da rapporti familiari ai vertici della politica regionale: non sono in discussione competenze o percorsi professionali, ma il principio per cui, in incarichi di tale rilievo, la percezione di indipendenza conta quanto l'indipendenza stessa.
Parallelamente si è discusso di un possibile allungamento dei mandati degli organi in carica: una proposta che risponde più alle necessità di chi quelle posizioni già le occupa che a reali esigenze istituzionali. A ciò si aggiunge la prospettiva — concreta ma non comunicata dalla Fondazione stessa — di un ingresso, insieme a Confindustria Cuneo, nella proprietà de La Stampa: operazione non illegittima in sé, ma che, in una fase di crescente fragilità della libertà d'informazione, impone garanzie di trasparenza e autonomia al di là di ogni ragionevole dubbio.
Il Partito Democratico non intende rivendicare alcuna primogenitura. Ribadisce però, con la stessa chiarezza di dieci mesi fa, i principi che devono guidare la Fondazione CRC: autonomia dalla politica, trasparenza nei processi di selezione, competenza come criterio primario, rappresentanza reale del territorio. Le fondazioni bancarie non sono proprietà di pochi: sono strumenti al servizio della comunità, costruiti anche con i risparmi di generazioni di cittadine e cittadini della Granda. Non possono diventare — nemmeno nelle apparenze — un tassello di equilibri che si costruiscono altrove.
Il "Modello Cuneo" vale la pena di difenderlo. Ma per difenderlo davvero bisogna avere il coraggio di riconoscere quando viene tradito.
Il Partito Democratico della provincia di Cuneo