Cronaca - 27 maggio 2026, 10:16

Chiese soldi a tre noti marchi di acqua e a una cantina vinicola minacciando di avvelenare le loro bottiglie: sale a 7 anni la condanna David Sirca

Il tribunale di Cuneo ha riconosciuto colpevole il 50enne triestino accusato di aver tentato di estorcere decine di migliaia di euro a quattro aziende del beverage minacciando contaminazioni con cianuro e tallio

L'ingresso del tribunale di Cuneo

Chiese soldi a tre noti marchi di acqua e a una cantina minacciando di avvelenare le loro bottiglie: condannato a 7 anni David Sirca

Tentata estorsione aggravata ai danni di alcune delle più importanti aziende del beverage cuneese. È questa l’accusa per cui il Tribunale di Cuneo ha condannato David Sirca, cinquantenne triestino già detenuto nel carcere di Padova per altra causa, ritenuto responsabile delle minacce inviate tra il 2021 e il 2022 a diverse società della Granda.

I giudici hanno riconosciuto Sirca colpevole e, ritenendo la continuazione con fatti già oggetto di una precedente sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Roma l’8 aprile 2024, divenuta irrevocabile il 23 luglio dello stesso anno, ha condannato l'imputato a ulteriori 3 anni di reclusione e 1.000 euro di multa, rideterminando la pena in complessivi sette anni di carcere e quattromila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Sirca è stato inoltre condannato al risarcimento dei danni in favore di Gualtiero Rivoira, della Fonti Alta Valle Po Spa, titolare del marchio Acqua Eva, costituitasi parte civile. La quantificazione del danno sarà stabilita dal giudice civile. 

Secondo la ricostruzione della Procura, tra il 2021 e il 2022 Sirca aveva inviato email minatorie a quattro aziende cuneesi del settore beverage: S.Bernardo Spa di Garessio, Acqua Sant’Anna di Vinadio, Fonti Alta Valle Po e la cantina Chionetti di Dogliani. Nessuna delle aziende coinvolte si era però piegata alle richieste economiche.

L’uomo, esperto informatico, aveva agito utilizzando falsi account e browser Tor, minacciando di contaminare bottiglie d’acqua e altri prodotti destinati alla vendita nei supermercati con sostanze tossiche come cianuro e tallio. In cambio del silenzio e per evitare la diffusione delle immagini online, avrebbe chiesto somme comprese tra i 30mila e i 50mila euro.

Nel corso del processo era stato sentito anche il consulente informatico della Procura, incaricato di analizzare le copie forensi dei dispositivi sequestrati all’imputato dalla Polizia Postale di Roma. Dagli accertamenti sarebbero emersi file, immagini, accessi mail e dati compatibili con le minacce inviate alle aziende.

Tra gli episodi contestati anche quello ai danni di Acqua Eva. In aula Gualtiero Rivoira aveva raccontato di aver ricevuto nel 2022 email firmate da tale “Alessandro Brunelli”, che minacciava di avvelenare l’acqua destinata alla vendita, comprese le bottigliette della linea baby destinate ai neonati, mostrando fotografie di confezioni con piccoli microfori nei tappi, attraverso i quali sarebbe stato iniettato il veleno con una siringa.

Secondo quanto riferito durante il dibattimento, Sirca avrebbe anche minacciato di diffondere online le immagini dei prodotti contaminati, sostenendo che il danno economico e reputazionale per le aziende sarebbe stato superiore alle somme richieste.

CharB.