Relax room, somministrazione di cibo e terapie, contenimenti e gestione degli ospiti. Sono questi alcuni dei temi al centro dell’udienza celebratasi oggi, giovedì 21 maggio, al tribunale di Cuneo, nel processo che riguarda presunti maltrattamenti avvenuti tra il 2014 e il 2019 nella cooperativa sociale Per Mano, in via Savona a Cuneo, che ospitava persone affette da disturbi dello spettro autistico.
Il procedimento vede imputati dodici operatori della cooperativa, tra cui infermieri, operatori sociosanitari, un educatore, una psicologa, oltre alla direttrice e alla coordinatrice della struttura, accusate dalla procura di condotte omissive. Venticinque le parti civili tra ospiti e consorzi.
Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati due infermieri, un’educatrice, un’operatrice socio sanitaria e un luogotenente della Guardia di Finanza. Le deposizioni si sono concentrate soprattutto sulle modalità di gestione delle crisi comportamentali degli ospiti, sull’utilizzo della cosiddetta “relax room”, sulla somministrazione delle terapie e sull’organizzazione interna della struttura.
Tra i testimoni ascoltati un infermiere che ha lavorato nella struttura tra il 2016 e il 2017. Rispondendo alle domande della Procura, il testimone ha riferito di non avere mai assistito direttamente a episodi di violenza fisica nei confronti degli ospiti, pur ricordando situazioni di contenimento durante momenti di agitazione o autolesionismo dei degenti.
Ha inoltre parlato della presenza di lividi e segni sui pazienti, circostanze che, ha spiegato, venivano annotate nelle schede traumi e talvolta discusse anche all’interno di una chat di gruppo tra operatori denominata “Il Puttano”.
Secondo quanto emerso in aula, la chat sarebbe stata utilizzata dagli operatori per scambiarsi informazioni di lavoro. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto nella conversazione immagini di pazienti con escoriazioni o lividi, senza però conoscerne la provenienza.
Nel corso dell’udienza si è parlato anche della “stanza blu”, una stanza videosorvegliata utilizzata durante le crisi comportamentali degli ospiti. Diversi testimoni hanno descritto il ricorso a tecniche di contenimento fisico nei casi ritenuti più complessi, precisando però di non avere mai assistito a violenze sugli ospiti.
Un’educatrice, impiegata nella struttura tra il 2018 e il 2019, ha riferito di non avere mai assistito a episodi di maltrattamento. La teste ha descritto le attività quotidiane organizzate per gli ospiti, tra laboratori cognitivi, passeggiate e attività sportive, spiegando che la relax room veniva utilizzata per brevi periodi nei momenti di agitazione.
Diversa, invece, la deposizione dell’operatrice socio sanitaria che ha lavorato nella cooperativa dal 2009 al 2014. La donna ha riferito di avere assistito ad alcuni episodi ritenuti anomali nella gestione degli ospiti, parlando anche di modalità di contenimento fisico utilizzate durante alcune crisi comportamentali. Il periodo lavorativo della teste, tuttavia, riguarda in parte anni precedenti rispetto a quelli contestati nell’imputazione.
Sentito, infine, anche un luogotenente della Guardia di Finanza che si occupò delle acquisizioni informatiche effettuate nel 2019, nel corso delle indagini.
La prossima udienza è stata fissata per il 18 giugno.