Attualità - 12 maggio 2026, 06:00

Il vescovo di Alba Marco Brunetti: “La Caritas non può diventare da sola la soluzione all’emergenza abitativa”

Dall’accoglienza dei senza dimora ai lavoratori stagionali: “Serve una rete stabile, perché il bisogno supera quello che oggi riusciamo a sostenere”

Il vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti

Ad Alba il tema dell’accoglienza continua a muoversi su un equilibrio fragile. Da una parte la rete costruita negli ultimi anni tra Caritas, volontariato ed enti del territorio; dall’altra un bisogno abitativo che resta alto e che, secondo la Diocesi, non può più essere affrontato soltanto in chiave emergenziale.

A riportare l’attenzione sulla questione è il vescovo di Alba monsignor Marco Brunetti, che torna a riflettere sulle difficoltà quotidiane legate alla gestione dell’accoglienza e sulla necessità di costruire risposte più strutturate. Il punto di partenza è la collaborazione attivata negli ultimi anni tra Fondazione Caritas Diocesana Albese, Comune di Alba e Consorzio Socio Assistenziale, rinnovata anche recentemente attraverso il protocollo che sostiene servizi di prima accoglienza, mense, alloggi temporanei ed emporio solidale.

“È il segno di una collaborazione che cerchiamo di realizzare concretamente”, osserva Brunetti. “Certo, i bisogni rimangono tanti e questi strumenti non possono essere completamente esaustivi, però rappresentano un aiuto importante”. La rete dell’accoglienza collegata alla Caritas albese oggi comprende via Pola, San Cassiano e altre strutture che consentono di ospitare complessivamente circa quaranta persone ogni notte. A queste si aggiungono le attività di Marta e Maria, realtà dedicata soprattutto all’accoglienza femminile.

“Anche lì ci sono una ventina di persone che altrimenti sarebbero per strada, spesso donne con bambini o minori”, sottolinea il vescovo. Ma proprio la dimensione raggiunta dal sistema di accoglienza rende evidente, secondo Brunetti, che il problema non può più ricadere soltanto sul mondo Caritas. “Noi ce la mettiamo tutta, però non possiamo essere noi da soli la soluzione del problema”. Una riflessione che si lega direttamente alle difficoltà emerse dopo la chiusura del dormitorio temporaneo ospitato nei mesi invernali alla Croce Rossa. “La chiusura della struttura ha rimesso fuori più di quindici persone e non siamo riusciti a trovare una sistemazione per tutti”, spiega.

Il vescovo insiste soprattutto su un aspetto: il rischio di affrontare il disagio soltanto nei momenti più critici dell’anno, senza costruire una continuità. “Bisogna trovare soluzioni che funzionino tutto l’anno e non soltanto durante l’inverno”. Per il vescovo i il problema abitativo è ormai diventato strutturale e riguarda sempre più spesso anche il mondo del lavoro stagionale, tema destinato a riemergere con l’avvicinarsi della vendemmia. “In questi anni si è cercato di far capire anche alle cantine e alle imprese vinicole che, oltre al lavoro, bisognerebbe garantire anche un alloggio a questi lavoratori. Non si può pensare che una persona lavori tutto il giorno e poi non sappia dove dormire, mangiare o lavarsi”

Nel ragionamento della Diocesi il punto centrale resta quindi la costruzione di una rete territoriale più ampia, capace di coinvolgere istituzioni, terzo settore, imprese e comunità locali. “I problemi ci sono, però il dialogo è aperto e bisogna continuare a lavorare insieme per trovare risposte”, osserva Brunetti. Anche perché, conclude il vescovo, la dimensione del bisogno continua a superare le possibilità attuali di intervento. “Il bisogno è più ampio di quello che oggi riusciamo a soddisfare”.

Daniele Vaira