L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Cuneo interviene con fermezza sulle "gravi criticità operative" che stanno segnando l’avvio dell’autenticazione a due o più fattori per la prescrizione delle ricette dematerializzate.
"Sebbene la tutela dei dati sanitari rappresenti un obiettivo condiviso e irrinunciabile per la categoria, l'attuale modalità di implementazione sta trasformando un necessario protocollo di sicurezza in un ostacolo alla salute pubblica, penalizzando pesantemente l’efficienza dei professionisti e, di riflesso, il diritto dei cittadini a un’assistenza tempestiva" sostiene l’Ordine in una nota nota.
Le segnalazioni giunte dai medici del territorio e degli ospedali descrivono "un quadro di sistematici rallentamenti, procedure di accesso ripetute e costanti difficoltà nella gestione degli identificativi di sessione". "Queste inefficienze tecniche non restano confinate negli studi medici, ma si traducono in una pericolosa sottrazione di tempo clinico che dovrebbe essere dedicato alla cura e all’ascolto del paziente – si rimarca –, alimentando invece tensioni improprie nel delicato rapporto tra medico e assistito".
Nonostante il quadro normativo fosse definito già dal Decreto MEF del 27 febbraio 2025, l'Ordine rileva come "l’avvio della procedura sia avvenuto senza una sperimentazione solida e senza quel confronto preventivo con i professionisti che sarebbe stato fondamentale per evitare i disagi odierni".
Il presidente dell'Ordine, Luciano Bertolusso, sottolinea come "la digitalizzazione sanitaria sia utile solo se sostiene la cura e non se la rallenta", ribadendo che "non è accettabile che la forma prevalga sulla sostanza dell’assistenza medica".
Per queste ragioni, l'Ordine di Cuneo chiede ai soggetti competenti "un monitoraggio immediato delle criticità e l'attivazione urgente di procedure alternative in caso di blocchi del sistema. È indispensabile un supporto tecnico rafforzato e l'apertura di un tavolo di confronto permanente che permetta di garantire innovazione e sicurezza senza però scaricare sui cittadini e sui professionisti le inefficienze di una fase di avvio che mette a rischio la continuità assistenziale".