Attualità - 08 maggio 2026, 06:03

Focus sul carcere Montalto di Alba: 240 visite psichiatriche e 60 eventi critici nel 2025

Nodi sanitari, personale ridotto e struttura ancora incompleta: il quadro operativo della Casa di reclusione in attesa della riapertura del padiglione principale

Non è solo una questione di numeri, ma di equilibrio complessivo. Il quadro che emerge dalla relazione del garante comunale sulle condizioni della Casa di reclusione “Giuseppe Montalto” di Alba restituisce una struttura ancora in fase transitoria, segnata da limiti organizzativi, pressione sanitaria e un sistema che regge su assetti parziali.

Il dato più evidente riguarda la condizione strutturale dell’istituto. A fronte di una capienza regolamentare di 138 posti, 91 risultano attualmente non disponibili, con una presenza effettiva di 40 persone detenute (dato aggiornato al 9 aprile 2026). Il motivo è noto: il padiglione principale, con 177 posti, è ancora interessato dai lavori di ristrutturazione avviati nel 2022 e attesi in conclusione nel corso del 2026. Fino a quel momento, il carcere albese continua a funzionare su una configurazione ridotta.

Accanto alla struttura, pesa la questione del personale. Gli agenti di polizia penitenziaria effettivi sono 87 rispetto ai 107 previsti, mentre il personale amministrativo si attesta a 11 unità contro le 14 previste. Numeri che incidono sulla gestione quotidiana e sulla capacità di risposta dell’istituto, soprattutto in una fase ancora incompleta dal punto di vista logistico.

Il nodo più rilevante resta però quello sanitario, in particolare sul versante del disagio psichico. Nel corso del 2025 si sono registrate 240 visite psichiatriche, a cui si aggiungono 200 visite infettivologiche, 100 interventi del Serd e 100 visite odontoiatriche. A queste si sommano 353 accessi all’ospedale di Verduno e tre interventi chirurgici. Un quadro che conferma come la gestione della salute, e in particolare della salute mentale, sia una delle principali sfide del sistema penitenziario.

Sempre nello stesso anno si sono verificati 60 eventi critici, di cui 40 legati a forme di protesta pacifica – scioperi della fame, della sete o della terapia – spesso connessi a richieste non accolte, come licenze o proroghe di misure. Gli altri episodi riguardano infortuni o necessità di ricovero ospedaliero. Non si tratta solo di dati numerici: sono indicatori di una tensione che attraversa la vita quotidiana dell’istituto.

A completare il quadro, la presenza di un presidio sanitario gestito dall’Asl CN2, con un medico responsabile per 18 ore settimanali, quattro medici per la copertura giornaliera, infermieri e operatori socio-sanitari. Un sistema che garantisce continuità assistenziale, ma che si confronta con una popolazione caratterizzata da fragilità complesse.

Il carcere albese si muove dunque in un equilibrio instabile: da un lato una struttura non ancora pienamente operativa, dall’altro una pressione crescente legata alle condizioni sanitarie e organizzative. In attesa della riapertura del padiglione principale, è su questo crinale che si gioca la tenuta quotidiana dell’istituto.

Daniele Vaira