Riceviamo e pubblichiamo:
In merito al dibattito scaturito dalla riorganizzazione del Sistema di Emergenza Sanitaria Preospedaliera 118 nel presidio di Garessio e nelle aree montane della Provincia di Cuneo, la Società Italiana Infermieri di Emergenza SIIET di Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta (area1) chiarisce un concetto fondamentale che spesso viene distorto nel dibattito a cui stiamo assistendo: l’infermiere non è un sostituto del medico, né una scelta al ribasso.
L'infermiere urgentista pre o intraospedaliero è un professionista con formazione accademica e con elevate competenze clinico-assistenziali, capace di operare in autonomia mediante ragionamento clinico e attraverso l'applicazione di Algoritmi Clinico-Assistenziali Infermieristici (ACAI) che fondano basi su evidenze scientifiche internazionali a tutela del professionista stesso, dei cittadini e del Sistema e che, nella regione piemonte, sono regolarmente utilizzati.
Il modello di risposta avanzata in contesti di emergenza urgenza a guida infermieristica è lo standard di gran parte dei Sistemi di soccorso preospedalieri più efficienti nel nostro Paese e non solo. Le evidenze dimostrano inequivocabilmente che, in tali contesti, la presenza del medico sul posto è necessaria solo in una quota minima di eventi (circa il 5% dei casi).
Per il restante 95%, un infermiere adeguatamente formato e sottoesposto a training periodico garantisce risposte rapide, e decisamente adeguate. Ciò non rinnega in alcun modo la preziosa figura medica ma la colloca adeguatamente laddove sia effettivamente necessaria. Va precisato che il medico di emergenza urgenza non sopperisce a eventuali assenze del medico di famiglia e/o del medico di guardia medica, questi ultimi infatti non rappresentano una risposta in caso di emergenza urgenza.
Si rende necessario sottolineare che taluni termini inadeguati possono veicolare messaggi errati alla popolazione. Definire un soccorso a leadership infermieristica come "declassato" o parlare di "vulnerabilità" in assenza della figura medica non solo è tecnicamente errato, ma purtroppo è anche estremamente pericoloso.
"Alcune affermazioni lette negli scorsi giorni, seppur non volendo, svalutare pubblicamente il ruolo dell'infermiere, rischiano di minare la fiducia dei cittadini nel sistema di emergenza e alimentare un clima di sospetto che, purtroppo, è spesso alla base delle crescenti aggressioni ai danni del personale sanitario. Invitiamo i soggetti che dibattono ad acquisire solide conoscenze nel merito volte ad evitare allarmismi ingiustificati." - commenta così Marco Pappalardo, Responsabile area 1 di SIIET.
Per garantire la massima sicurezza ai cittadini, anche nelle aree geograficamente svantaggiate, è necessaria una visione sistemica e non campanilistica. L’infermiere deve essere capillarmente presente sul territorio, garantendo la prima risposta avanzata in tempi brevi. La figura medica (preferibilmente specialista in Anestesia e Rianimazione o Medicina d'Emergenza Urgenza) deve essere intesa come una risorsa del "Sistema" che si integra con l’infermiere, laddove necessario e non di un singolo comune.
In quest'ottica, la collocazione strategica a livello territoriale di automediche permetterebbe al team medico-infermieristico di intervenire rapidamente ovunque sia necessario il supporto specialistico, lavorando in sinergia con i mezzi infermieristici già presenti sul territorio. SIIET area 1 accoglie favorevolmente il tentativo di Azienda Zero Piemonte diretta da Massimo D’Angelo di intraprendere un percorso di riorganizzazione che sia basato su modelli innovativi che tenga conto di analisi di contesto e andamenti storici.
Si ritiene infatti che tali azioni possano delineare un quadro chiaro di riassetto su tutto il territorio regionale efficientando le risorse e garantendo una risposta efficace, rapida ed efficiente.
“Il cambiamento non deve spaventare, ma deve essere guidato dalle evidenze scientifiche e dalla misurazione/valutazione degli esiti sensibili, in questo caso all'assistenza infermieristica. Rappresentiamo, in qualità di Società Scientifica, la massima disponibilità a collaborare con le istituzioni e con i rappresentanti del territorio per un sistema di emergenza che metta al centro la competenza professionale di tutti i professionisti coinvolti e la sicurezza del paziente, investendo sulle adeguate figure professionali a seconda delle reali necessità cliniche ed evidenze.” conclude così Marco Pappalardo.