Attualità - 05 maggio 2026, 08:12

Festa di san Giuseppe Benedetto Cottolengo alla Piccola Casa della Divina Provvidenza [FOTO]

Giovedì 30 aprile la Chiesa ha celebrato l’immensa opera di carità e di evangelizzazione del Santo originario di Bra

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Messaggio di pace affidato al vento. Giovedì 30 aprile tanti palloncini colorati hanno preso il volo dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino per la festa del fondatore, san Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786 - 1842).

Si tratta del primo nucleo della Piccola Casa della Divina Provvidenza che il Cottolengo aprì nell’aprile 1832 nel quartiere Borgo Dora (dove sorge oggi), dopo che fu costretto a chiudere, a causa del colera che dilagava a Torino, l’Ospedaletto della Volta Rossa, che aveva aperto in un’altra zona della città quattro anni prima. Il primo nucleo di un’opera di accoglienza e cura dei poveri che ai tempi non godevano di alcun diritto all’assistenza e che oggi copre una superficie di 112mila metri quadrati, frutto di un carisma che, nella sequela del motto paolino «Charitas Christi urget nos», ha generato sacerdoti, religiose, fratelli consacrati, volontari laici che operano in tutto il mondo.

Dopo l’intenso programma della Novena, la celebrazione solenne è stata presieduta nel pomeriggio dal Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, che nell’omelia ha parlato del valore della fiducia nella Provvidenza: «Il Cottolengo non ha fatto calcoli, ha amato. Anche sapendo che quell’amore era in perdita, che non poteva essere ricambiato; anche sapendo che quell’amore poteva addirittura essere tradito». E la preghiera dei fedeli, elevata in più lingue, ha dato voce a un’unica invocazione proveniente da Europa, Asia, America, Africa, continenti diversi, storie lontane, ma un’unica radice di fede e cultura.

Hanno concelebrato padre Carmine Arice, Padre generale della Piccola Casa, don Michele Viviano, rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice, don Sergio Baravalle, rettore del Santuario della Consolata, e diversi sacerdoti cottolenghini. Nell’assemblea c’erano la Superiora generale delle Suore di S.G.B. Cottolengo Madre Elda Pezzuto e il Superiore dei Fratelli cottolenghini Fratel Giuseppe Visconti.

Ma è stata festa fin dal mattino con monsignor Alessandro Giraudo, Vescovo Ausiliare di Torino, che nella Messa animata dalla Corale Santa Cecilia ha lasciato un messaggio universale: «Guardare a San Giuseppe Benedetto Cottolengo oggi, significa guardare non solo ad un’eredità ricevuta in dono, ma anche a quella novità di Dio che ogni giorno ci provoca».

Sono stati giorni di gioia, preghiera e consolazione, che nel 2026 hanno messo al centro il tema «A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede. Fede e Divina Provvidenza» per proseguire il cammino verso il bicentenario dell’ispirazione carismatica donata al fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, che ricorrerà il 2 settembre 2027.

La Messa conclusiva ha rappresentato un momento di grande significato spirituale e comunitario. Per tutta la giornata, la famiglia cottolenghina ha guidato una serie di eventi e momenti di preghiera, permettendo a tutti di avvicinarsi alla figura del santo e di riflettere sul suo esempio di carità e servizio.

Ogni appuntamento ha offerto opportunità di meditazione, celebrazioni liturgiche e momenti di condivisione, creando un’atmosfera di accoglienza e di rinnovata fede, a partire dagli interventi di don Alessandro Koch, padre Carmine Arice, padre Ugo Pozzoli e don Pasquale Schiavulli.

La conclusione di questo percorso di accoglienza è stata un’occasione per rendere grazie per l’eredità del Cottolengo e per rafforzare il legame tra la comunità e il suo fondatore, continuando a ispirare le opere di carità e assistenza nella tradizione cottolenghina. «Deo Gratias».

Storia del Cottolengo

Nato a Bra il 3 maggio 1786, san Giuseppe Benedetto Cottolengo è conosciuto per il suo impegno verso i poveri e gli ammalati, dedicando la sua vita alla cura e all’assistenza delle persone in difficoltà. Ancora oggi la sua opera, la Piccola Casa è un laboratorio di amore, un luogo in cui la debolezza diventa forza, la povertà diventa grazia, e la Provvidenza si rende visibile. Giuseppe Benedetto Cottolengo è stato canonizzato nel 1934 da papa Pio XI, che lo definì «Il gigante della carità». La sua vita e la sua opera continuano a ricordarci l’animo che lo muoveva. Si racconta che un giorno, vedendo le scorte vuote, disse alle suore: «Bussate alla porta del Cielo! La Provvidenza forse è occupata altrove». Poco dopo arrivò un benefattore con dei viveri.

Papa Francesco, durante una visita al Cottolengo, ha riassunto il suo messaggio con queste parole: «Cottolengo ci insegna a credere che la Provvidenza è reale, che agisce attraverso le mani aperte di chi ama».

Così, il compatrono di Bra, discreto e gioioso, continua a sussurrare a ogni generazione: «Non abbiate paura, fate il bene e la Provvidenza farà il resto».

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Foto Renzo Bussio (Ufficio Stampa Piccola Casa)

Silvia Gullino