Cronaca - 04 maggio 2026, 18:48

L'ex capo degli Scissionisti di Secondigliano condannato dal Tribunale di Cuneo per le pizzette fritte in cella e gli insulti agli agenti

Cesare Pagano, per anni inserito tra i trenta latitanti più pericolosi d'Italia, era recluso nel Reparto 41 Bis del Cerialdo. La vicenda nata da alcune vivande che il personale di Polizia Penitenziaria sequestrò al camorrista prima che potesse condividerle con altri detenuti

Cesare Pagano in uno scatto diffuso dalla Polizia al momento dell'arresto, nel 2010

Sono proprio "le montanare", piccole pizzette fritte della tradizione napoletana, condite con pomodoro e formaggio e poi fritte in olio bollente, ad aver fatto da sfondo alla vicenda che ha portato alla condanna in tribunale a Cuneo di Cesare Pagano, in passato ai vertici degli scissionisti di Secondigliano.

I fatti risalgono al 9 settembre 2021 e si sono svolti nel carcere Cerialdo di Cuneo, nel reparto 41 Bis. Secondo la ricostruzione, Pagano, quel giorno, aveva preparato le pizzette in cella e avrebbe tentato di condividerle con altri detenuti. Il passaggio del contenitore, però, sarebbe stato bloccato dagli agenti di Polizia penitenziaria "nel rispetto delle regole del regime detentivo che vieta lo scambio di alimenti e oggetti tra reclusi"

Da lì la situazione sarebbe degenerata. Secondo l’accusa, il detenuto avrebbe reagito rivolgendosi agli agenti con insulti, tra cui espressioni pesanti come "omm’ e m..." e "pezzo di m...".

In aula è stato sentito un ex compagno di detenzione, che ha offerto una versione diversa dei fatti. Il testimone ha dichiarato di non aver sentito insulti e ha spiegato che l’imputato avrebbe soltanto chiesto la restituzione del contenitore, convinto che il sequestro non fosse corretto. Per lui si sarebbe trattato di un momento di tensione e confusione, senza frasi offensive o minacce.

La difesa ha invece sostenuto che l’episodio sarebbe nato da un fraintendimento nella gestione del cibo e da una successiva esasperazione nei rapporti col personale penitenziario.

Per il tribunale, però, la ricostruzione dell’accusa è risultata credibile: sono stati ritenuti integrati i presupposti del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Pagano è stato quindi condannato a un anno, tre mesi e sedici giorni di reclusione.

L'ARRESTO NEL 2010

Cesare Pagano venne arrestato dalla Polizia di Stato nel luglio 2010, quando aveva 42 anni. Inserito dal Ministero degli Interni tra i trenta più pericolosi latitanti, si nascondeva in una villetta in provincia di Napoli. La Squadra Mobile del capoluogo campano lo fermò in località Licola, in un'abitazione poco distante dalla spiaggia, insieme ai suoi due guardaspalle, il nipote Carmine, soprannominato "Angioletto", anch'egli latitante, e il genero. Per sfuggire alla cattura aveva preso l'abitudine di dormire di giorno e stare sveglio di notte. Gli agenti lo trovarono vestito di tutto punto pronto per scappare, così come aveva fatto nel marzo precedente, a Quarto, nel Napoletano, quando la Polizia si accorse del trucco perché trovò nel covo quotidiani appena stampati, che gli erano stati portati nel corso della notte.

Dopo gli arresti dell'anno precedente, che avevano colpito duramente il clan Amato-Pagano con l'arresto del cognato Raffaele Amato e il successivo di Antonio Bastone, Pagano era diventato il capo indiscusso del clan degli "scissionisti" di Scampia, l'organizzazione criminale considerata la più potente del capoluogo campano

Condannato alla pena dell'ergastolo, era accusato di omicidio, associazione camorristica e traffico di stupefacenti, oltre a numerosi delitti avvenuti durante la contesa col clan rivale dei Di Lauro divenuta nota come la "faida di Scampia", uno scontro tra bande criminali volto a prendere il controllo del principale territorio di spaccio di droga nell'area di Napoli, che provocò la morte di circa 70 persone tra il 2004 e il 2005. Il boss era ritenuto responsabile anche di altri omicidi avvenuti agli inizi degli anni '90 nel corso di un'altra faida, quella contro il clan Ruocco di Mugnano.

CharB.