Il 40 per cento dei giovani si informa solo tramite Internet. Gli anziani restano, invece, legati ai mezzi tradizionali, radio, tv e giornali. Un italiano si 5 dichiara di cercare e leggere notizie molto raramente, o proprio per nulla.
Sono i dati principali emersi da un’analisi della AgCom, Autorità delle Comunicazioni.
Nulla di nuovo, direte voi. Ma questi dati impongono qualche considerazione e riflessione in più.
Se, ad esempio, pare ovvio che i giovani si informino su Internet, un po’ più problematico è capire, come una grande fetta lo faccia attraverso i social. WhatsApp, Tik-Tok, Instagram, Facebook (un po’ meno perché è roba da boomer) non sono organi di informazione, ma utili per socializzare.
Chi verifica le notizie che vengono pubblicate? Se adesso io postassi su un social la foto di Torino e Cuneo imbiancate e scrivessi “incredibile: la neve in città, in aprile” ci sarebbe qualcuno che ci crede: statene pur certi.
Un conto è cercare notizie e approfondimenti attraverso la Rete, e specificatamente sui canali di informazioni on-line (come questo che state leggendo) dove lavorano giornalisti che lo fanno per professione, ben altro abbeverarsi sui social come creduloni, e abboccare a qualsiasi fake-news.
Per gli over 65 è ancora la tv il mezzo principale dove raccogliere informazioni: il 40 per cento degli intervistati ritiene la tv pubblica un mezzo affidabile, contro il 12,5 per cento della tv commerciale. Il 15 per cento crede nei giornali, quotidiani e periodici. Solo l’ 1,2 per cento dà credito agli influencer.
Di tutto questo e tanto altro ci confronteremo a Cuneo lunedì prossimo 4 maggio (al mattino con gli studenti e alla sera in un incontro pubblico) nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa.