Attualità - 27 aprile 2026, 18:57

Piozzo, installate due targhe con le foto dei soldati della Prima e della Seconda Guerra Mondiale

L'iniziativa, in occasione del 25 Aprile, per ricordare chi ha dato la vita per la libertà e chi è riuscito a tornare in patria

La memoria non appartiene solo al passato: vive nei luoghi, nelle persone e nei gesti con cui una comunità continua a riconoscersi. È con questo spirito che oggi, 27 aprile, Piozzo si è riunita per celebrare il 25 Aprile e ricordare uno dei momenti più significativi della storia del nostro Paese: la riconquista della libertà, della dignità e della democrazia.

Una giornata intensa e partecipata, nel ricordo di quanti – uomini e donne, spesso giovanissimi – ebbero il coraggio di scegliere da che parte stare, pagando talvolta con la propria vita. A loro è stato rivolto il pensiero riconoscente dell’intera comunità.

"Ringraziamo - dicono dall'amministrazione - il Gruppo Alpini, guidato dal Presidente Fausto Ballauri, le associazioni presenti, don Antonio, le insegnanti, le bambine e ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, la cui presenza e partecipazione hanno reso la cerimonia ancora più significativa, e tutti i cittadini intervenuti, testimoniando il valore della memoria condivisa.

Un grazie speciale ai Volontari per l’Arte che, in occasione della commemorazione, hanno installato presso il Monumento ai Caduti le fotografie dei soldati di Piozzo della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, accompagnate da una poesia: sia di coloro che hanno perso la vita, sia di chi, fortunatamente, è riuscito a fare ritorno a casa".

Insieme alle due targhe commemorative i volontari hanno accompagnato le fotografie con i versi della poesia di Giuseppe Ungaretti, arricchendo ulteriormente il percorso della memoria e restituendo volti e storie alla comunità.

"I pannelli affissi su alcuni edifici storici di Piozzo vogliono ricordare la storia, la generosità e l’altruismo di tanti piozzesi venuti prima di noi - dicono i Volontari per l'Arte -. E non potevamo non ricordare i nostri soldati della Prima e della Seconda Guerra Mondiale: chi non è più tornato, chi non è più tornato neppure fisicamente, perché le loro spoglie sono rimaste lontano sul Carso o nelle steppe della Russia; ma anche chi è tornato con la morte nel cuore per le troppe atrocità viste e vissute. Ci sono madri, padri che hanno continuato ad aspettare il proprio figlio disperso nella steppa Russa per tutta la vita, fino in punto di morte, raccomandando ai familiari che restavano: “quand u turna dije che j’heu sampe spetaro”, ossia "Quando torna, ditegli che non ho mai smesso di aspettarlo”. Ci sono tanti nomi di soldati scritti nel freddo del marmo, qui ci sono dei volti, guardandoli li possiamo ancora riconoscere. La poesia appena letta dice che il loro ricordo non fa più rumore del crescere di questi alberi, a cui sono stati dedicati, quando l’Amministrazione Comunale, negli anni passati, durante i lavori di ristrutturazione dell’Alba Rosa, li piantò. Ognuno di questi alberi che cresce silenzioso nella luce del mattino che nasce dalle nostre colline, ricorda un Caduto, e porta con sé un forte messaggio contro la guerra, la violenza, l’odio e la sopraffazione. Ma anche un invito ad ascoltare in silenzio, a imparare dal sacrificio dei Morti, per costruire una civiltà capace di comprendere, non di distruggere".