Sanità - 23 aprile 2026, 11:11

Dall'ipnosi alle colonnine per ricaricare i telefoni: così il Pronto Soccorso di Cuneo diventa più umano

Sono state presentate le iniziative e i progetti per rendere passaggio e attese meno gravose e per creare ambienti più sereni, per pazienti e personale

Ieri pomeriggio, a Cuneo, si è parlato di umanizzazione dell'ospedale. LEGGI QUI

Quando si sta male, si è in una condizione di fragilità nella quale una parola gentile o un bel quadro appeso alla parete possono fare la differenza nel modo in cui si vive quel momento. 

Se poi tutto questo accade in un pronto soccorso, l'umanizzazione acquista un valore ancora più grande.

Qui si intrecciano urgenza, disorientamento dei pazienti e pressione costante sugli operatori. 

In questo contesto, garantire risposte tempestive ed efficaci è fondamentale: "il tempo è spesso il principale nemico, e l’obiettivo resta quello di salvare vite e ridurre le conseguenze delle patologie acute", ha specificato il direttore del PS di Cuneo dottor Giuseppe Lauria.

Umanizzazione, certo. Ma il primo scopo è intervenire con urgenza per salvare vite.

Tutto il resto viene dopo ed è rivolto soprattutto ai codici minori, ai familiari dei pazienti presi in carico, a chi attende ore. 

Abbiamo già parlato del Kit-Care, in passato, frutto di un intervento della Fondazione Ospedale Cuneo. 

Si tratta di un "necessaire" composto da spazzolino e dentifricio, da una salvietta umida, un igienizzante, un asciugamano e una saponetta. 

Dispositivi di prima necessità, indispensabili quando si arriva in ospedale per un malore improvviso, magari capitato fuori casa o per un incidente o per chissà quali altre ragioni. Viene consegnato a chi viene ricoverato o resta in osservazione per 24-36 ore. 

Ma sono tante le iniziative in corso e in progettazione. 

Per  una “umanizzazione” che riguarda non solo i pazienti, ma l’intero sistema, operatori compresi. 

Non può essere considerato umano un luogo in cui i pazienti restano a lungo in barella in attesa di ricovero. L’obiettivo è quindi coniugare efficienza e dignità delle cure, attraverso competenze, formazione continua e un’organizzazione efficace. 

Centrale è il lavoro di squadra: nessuno opera da solo, e il risultato dipende dalla collaborazione tra medici, infermieri e l’intero ospedale. Anche nei momenti di maggiore affollamento, l’obiettivo è ridurre al minimo il cosiddetto “boarding”, mantenendo tempi di gestione contenuti.

In questa prospettiva si inserisce il contributo del personale infermieristico, impegnato direttamente nei percorsi di umanizzazione. Ed è stata proprio l'infermiera Gisella Abbà, in servizio presso il Pronto soccorso del capoluogo, a "raccontare" quali sono questi progetti. 

Interessante quello sull'ipnosi come strumento di controllo e gestione dell'ansia e del dolore nei pazienti, già in fase avanzata. Nella squadra del PS di Cuneo c'è un'infermiera formata proprio per l'applicazione delle tecniche di ipnosi nell'ambito della medicina d'urgenza, quindi da praticare in tempi molto rapidi. 

Tra gli interventi realizzati, spiccano la creazione di spazi dedicati come la “Stanza del Sollievo”, destinata a comunicazioni delicate e a situazioni che richiedono particolare attenzione, e il miglioramento degli ambienti, anche attraverso elementi visivi come gli affreschi nelle diverse aree, compreso il pronto soccorso pediatrico, pieno di tanti animaletti e personaggi noti ai bambini. Qui, anche la segnaletica è pensata per accompagnare i più piccoli, favorendo un approccio più sereno e partecipato.

Sono stati inoltre sviluppati servizi come piccole biblioteche nelle sale d’attesa e il supporto dei volontari, che affiancano il personale sanitario offrendo assistenza di base e conforto.

Particolare attenzione è stata dedicata all’inclusione: un sistema attivo 24 ore su 24 consente alle persone sorde di comunicare facilmente con gli operatori, mentre servizi di mediazione culturale facilitano l’accesso per chi proviene da contesti linguistici e culturali diversi.

L’obiettivo è duplice: ridurre ansia e conflitti, migliorare la percezione dell’attesa e aumentare la soddisfazione degli utenti, contribuendo al tempo stesso a un clima lavorativo più sereno.

Tra i progetti in corso figurano il miglioramento del comfort nelle sale d’attesa, la disponibilità di acqua, grazie all'installazione di un "boccione" e punti di ricarica per dispositivi mobili, oltre al potenziamento dei servizi di accoglienza e informazione, anche attraverso materiale esplicativo sui percorsi e sui codici di priorità.

Fondamentale resta la formazione continua del personale, con particolare attenzione alla comunicazione, alla gestione dei conflitti e al supporto psicologico. 

Accanto agli aspetti organizzativi, viene valorizzata la dimensione del gruppo: momenti di condivisione e attività extra-lavorative contribuiscono a rafforzare i rapporti tra operatori, nella convinzione che un ambiente di lavoro sereno sia il primo passo per offrire un’assistenza realmente umana.

In fondo, l’umanizzazione passa anche da qui: dalla qualità delle relazioni, interne ed esterne, e dalla capacità di costruire una squadra consapevole e coesa, al servizio dei pazienti. 

"La sfida - come ha specificato il primario dottor Lauria, che è anche direttore sanitario - è mantenere qualità ed efficienza nonostante il sovraffollamento, i tempi ridotti e il rischio di burnout. Umanizzare significa dare tempo, dignità e ascolto alle persone, anche quando sembra non esserci il tempo per farlo".