Nuove misure cautelari, da parte della Procura della Repubblica di Asti, nei confronti di Massimo Diotti, il 56enne broker di Roddi al centro di un’indagine nata dalle denunce di numerosi risparmiatori che al consulente, per lungo tempo private banker presso la filiale di Banca Fideuram di piazza Michele Ferrero ad Alba, avevano affidato risparmi anche per centinaia di migliaia di euro: somme delle quali non sarebbero più riusciti a tornare in possesso.
Stando alle testimonianze raccolte nel fascicolo affidato al sostituto astigiano Stefano Cotti il professionista si sarebbe appropriato di quei fondi per fini evidentemente personali. Ai clienti, ai quali era legato da rapporti personali, assicurava la prospettiva di lauti guadagni mentre eventuali richieste di rientrare dei propri investimenti venivano esaudite ricorrendo ai capitali di altri malcapitati, secondo lo schema piramidale tipico di casi divenuti celebri.
Nell’ottobre scorso l’uomo era stato messo agli arresti domiciliari – poi revocati nelle settimane successive – presso la sua tenuta di Gavi, in provincia di Alessandria: la stessa per pagare i conti della quale – è una delle ipotesi d’accusa al centro delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Cuneo – sarebbe stata distratta parte dei fondi che all’uomo venivano affidati affinché li investisse.
Pochi giorni prima, il 26 settembre, il broker era stato sottoposto a interrogatorio dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Asti, così come prevede la nuova normativa in materia di misura cautelare quando il giudice non ravvisi che sussista pericolo di fuga o pericolo di inquinamento probatorio.
Assistito dall’avvocato torinese Gianni Caneva, si era avvalso della facoltà di non rispondere e aveva rilasciato dichiarazioni spontanee, dicendosi intenzionato a risarcire i clienti che lamentano raggiri e ammanchi.
Nei suoi confronti era stato intanto disposto il sequestro di immobili per un ammontare di circa 1,5 milioni di euro. Tra questi figuravano i 33 ettari di vigneti dell’azienda agricola San Matteo Wineyards di frazione Rovereto a Gavi, tenuta con la quale a partire dai primi anni Duemila il professionista langarolo si è dato alla produzione di vini, Gavi Docg, ma anche Moscato d’Asti, Barbera d’Alba e Nebbiolo d’Alba. Risale al 2016 l’acquisto dell’immobile dal quale, mediante una ristrutturazione avviata due anni più tardi, sono state create le sei stanze più suite di Cascina Roma Farmhouse. A questi si erano aggiunti beni mobili – tra i quali due trattori, una Harley Davidson e un’auto Bmw – e altri 600mila euro di fondi rinvenuti nella sua disponibilità su conti bancari, ora bloccati dal tribunale.
Col prosieguo dell’indagine, il quadro di addebiti nei confronti dell’uomo è andato allargandosi, con nuovi casi andati ad aggiungersi ai sette che in una prima fase erano entrati nel fascicolo affidato al sostituto astigiano Stefano Cotti.
Da qui gli ulteriori sequestri su beni – anche nell’Albese – eseguiti nella giornata di ieri, a tutela di ammanchi verificati per ulteriori 3 milioni di euro, ma anche la definizione di capi d’accusa riguardanti non soltanto più la truffa aggravata e l’autoriciclaggio, ma anche ipotesi relative di appropriazione indebite e uso indebito di carte di credito per le occasioni nelle quali il consulente avrebbe trattenuto e utilizzato per fini personali Bancomat destinati ai clienti.
Nello scorso febbraio il broker è stato radiato dall’Albo dei Promotori Finanziari tenuto dall’Ocf.