Attualità - 12 aprile 2026, 09:18

Bra, candele accese, fiori e gioia per la Pasqua ortodossa [FOTOGALLERY]

Grande partecipazione di fede già dalla veglia dell’11 aprile, culminata con la Festa delle feste

«Hristos a înviat! (Cristo è risorto)». Nell’annuncio della Pasqua 2026 pulsa il cuore della comunità ortodossa di Bra. Anche nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria si è rinnovata la tradizione del sacro fuoco, culmine del Triduo pasquale e suggestivo segno della Pasqua orientale delle chiese ortodosse di tutto il mondo.

Le candele hanno illuminato la Festa delle feste, che ha richiamato uomini, donne e bambini per la funzione religiosa celebrata da padre Vasile Doroftei nella notte tra sabato e domenica, 11 e 12 aprile.

La veglia è cominciata in chiesa a luci spente, il sacerdote è uscito dalle porte centrali dell’iconostasi con una candela ed ha invitato a prendere la luce. Tutti hanno fatto provvista di un piccolo cero, attingendo direttamente dalla fiamma sporta dal parroco.

L’inno della Resurrezione è poi risuonato durante la processione che dalla chiesa ha raggiunto il palco allestito nella centralissima via Cavour, dove si è raccolto il popolo dei credenti che hanno ascoltato un passo del Vangelo di Matteo.

Al termine dell’omelia in lingua madre, padre Vasile ha salutato e ringraziato la comunità cittadina per il sentimento di vicinanza che esprime ogni anno in occasione della ricorrenza. «La Festa delle feste illumina la nostra vita ed è fonte di gioia. Siamo chiamati ad essere luce per chi ci circonda, una luce di gioia, di pace e di bene per il mondo intero. La nostra comunità prega ogni giorno per autorità, clero e l’intera popolazione, perché agli occhi di Dio siamo tutti una famiglia».

Ai fedeli si è unito anche il sindaco di Bra, Gianni Fogliato, con un augurio: «Proprio una settimana fa abbiamo celebrato la Pasqua cattolica. Questa festa ci chiama ad essere fari di speranza e di pace per il bene comune dell’intera comunità».

La celebrazione è proseguita in chiesa, dove la preghiera è diventata espressione di gioia. Il saluto che i rumeni si scambiano dal primo giorno di Pasqua fino all’Ascensione è infatti un’espressione di giubilo: «Hristos a înviat! (Cristo è risorto)» cui fa seguito «Adevărat că a înviat (È vero che è risorto)». Non solo una risposta, ma una testimonianza di fede che unisce le generazioni del passato, del presente e del futuro.

Come da tradizione, sono stati presentati cestini pieni cibi da benedire, tra cui la Pasca, una specie di torta dolce di formaggio dalla forma circolare per simboleggiare la culla di Gesù, al centro una croce di pasta, che ricorda Gesù crocifisso e l’impasto intrecciato sui bordi.

In ogni cestino non poteva mancare l’uovo, che presso gli ortodossi è simbolo di rigenerazione e di purificazione. La leggenda narra che le uova portate nel cesto da una donna si siano colorate di rosso per il sangue versato da Gesù morente.

Un momento di grande spiritualità, quello della Pasqua ortodossa, ma anche un momento di grande coesione per i rumeni che vivono e lavorano in provincia e che costituiscono una delle comunità più operose e inserite nel tessuto sociale braidese. Tante culture, tante storie, riunite per celebrare il mistero della Risurrezione di Cristo, comune alla Chiesa ortodossa e alla Chiesa cattolica latina. «Adevărat că a înviat (È vero che è risorto)».

Rara coincidenza

La Pasqua cristiana è una festa mobile che cade la domenica successiva al primo plenilunio di primavera, ma seguendo calendari diversi, i Cattolici e i Protestanti quello Gregoriano e gli Ortodossi quello Giuliano, la coincidenza di data della Pasqua per le Chiese d’Oriente e quelle d’Occidente, è un fatto non comune. Si è verificato nel 2025 e tornerà a verificarsi nel 2025.

Recentemente, è emersa una discussione all’interno della Chiesa riguardo l’idea di unificare le date della Pasqua tra le confessioni, una proposta che potrebbe facilitare la coesione tra i cristiani, ma che richiederebbe significativi accordi ecclesiastici e teologici. «Già nel 1964, al concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica affermò nel decreto conciliare Orientalium la propria disponibilità a individuare per la Pasqua una data comune, sia fissa che mobile, qualora tutte le Chiese avessero condiviso la soluzione».

La Pasqua in una parola

La Pasqua è la festa più importante per i cristiani e significa etimologicamente “passaggio”. Deriva dal greco “pascha”, a sua volta dall’aramaico “pasah” e significa propriamente “passare oltre”.

Per i cristiani è la festa del passaggio dalla morte alla vita con Gesù Cristo. Presso gli ebrei la Pasqua (Pesach) era in origine legata all’attività agricola ed era la festa della raccolta dei primissimi frutti della campagna, a cominciare dal frumento.

In seguito, la Pasqua diventa la celebrazione annuale della liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, significato che oggi si traduce nella ricerca di una nuova liberazione dalla guerra.

Silvia Gullino