La sala si riempie con anticipo, ma senza eccessi. Non è strapiena, ma piena nel modo giusto: di presenze attente, di volti conosciuti, di una partecipazione che si costruisce minuto dopo minuto. In Sala consiliare “T. Bubbio”, il Consiglio comunale aperto dedicato a Maria Franca Fissolo Ferrero prende forma prima ancora dell’avvio ufficiale, nel silenzio misurato di chi entra e prende posto senza fretta.
Tra i presenti il presidente della Regione Alberto Cirio e il presidente della Provincia Luca Robaldo, insieme al vescovo Marco Brunetti, al prefetto Mariano Savastano e al questore Rosanna Minucci. Accanto a loro, rappresentanti del mondo economico e sanitario, tra cui Mariano Costamagna, Luciano Scalise e Bruno Ceretto. Una presenza ampia, ma composta, che restituisce il peso istituzionale e umano della seduta.
Ad aprire i lavori è la presidente del Consiglio comunale Elena Di Liddo, che sceglie un tono misurato, senza retorica, ringraziando le autorità presenti e gli ex sindaci di Alba presenti e richiamando anche gli ex sindaci e i rappresentanti della comunità.
“A nome di tutto il Consiglio comunale desidero rinnovare ai familiari le condoglianze e il nostro cordoglio per la scomparsa della signora Maria Franca, dopo quasi due mesi dal suo funerale”, esordisce, prima di accompagnare l’aula in un passaggio più ampio, che diventa ricostruzione e memoria.
Il profilo che emerge è quello di una figura profondamente intrecciata alla storia della città. Dalla nascita a Savigliano nel 1939 al trasferimento ad Alba, fino all’ingresso, a soli 22 anni, nella fabbrica del cioccolato come interprete. Un percorso che si lega presto a quello di Michele Ferrero, con cui condivide vita familiare e sviluppo dell’azienda.
“La vita della signora Maria Franca è stata fortemente intrecciata a quella dell’azienda”, ricorda Di Liddo, sottolineando un ruolo “tanto discreto quanto fondamentale” nelle scelte più rilevanti. Una presenza mai esposta, ma costante, capace di accompagnare la crescita di un gruppo diventato riferimento internazionale.
Il passaggio più intenso arriva nel ricordo del dolore privato, con la perdita del figlio Pietro nel 2011, affrontata “con fiducia verso il futuro insieme alla sua famiglia”. Un elemento che contribuisce a restituire una figura non solo istituzionale, ma profondamente umana.
Negli ultimi anni, la scelta di tornare a vivere stabilmente ad Alba diventa un segno ulteriore di appartenenza. “Una scelta che confermò il valore delle radici albesi”, viene sottolineato, dentro una traiettoria che tiene insieme apertura internazionale e legame con il territorio.
Il richiamo alla Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero introduce un altro asse centrale. “Lavorare, creare, donare”, i tre capisaldi ricordati in aula, diventano la sintesi di un impegno che ha avuto ricadute concrete sulla città, dalla cultura al sociale fino al sostegno sanitario, con il riferimento anche all’ospedale intitolato alla famiglia.
Dentro questa cornice prende spazio anche l’intervento del consigliere di minoranza Emanuele Bolla, primo passaggio politico di una seduta che mantiene però un equilibrio evidente tra dimensione istituzionale e partecipazione collettiva. Dopo di lui l'intervento di Fabio Tripaldi per la maggioranza e del governatore Alberto Cirio.
Il passaggio al presidente della Regione segna un cambio di scala, ma non di tono. Il riferimento resta Alba, la sua identità, il suo rapporto con una storia imprenditoriale che ha saputo diventare simbolo.
“Questa è la sala della vita della città”, osserva, collocando la commemorazione dentro uno spazio che non è solo istituzionale, ma profondamente civico. Il ricordo si lega così a un’idea più ampia: quella di una comunità che cresce insieme alle proprie eccellenze, senza perdere il contatto con le radici.
“Noi oggi celebriamo una figura che è stata un elemento determinante in questa storia di successo”, aggiunge, riportando il discorso su un equilibrio tra orgoglio e riconoscenza.
Il filo si ricompone con l’intervento del sindaco Alberto Gatto, che tiene insieme i diversi livelli emersi nel corso della seduta: la dimensione privata, quella imprenditoriale, il legame con la città. Senza sovrapporsi ai passaggi precedenti, ma accompagnandoli verso una sintesi.
A chiudere la seduta è stato Giovanni Ferrero, in un intervento misurato ma carico di riconoscenza, che ha riportato il discorso dal piano istituzionale a quello più intimo e collettivo insieme.
“Questo è il cuore pulsante della città di Alba, e riflette la sua storia. Ma questa volta lo sentiamo vicino come se condividessimo le sorti di un paese, non di una città”, ha detto, restituendo la percezione di una comunità raccolta attorno alla famiglia.
Il legame tra impresa e territorio torna come asse portante del suo intervento: “Alba e Ferrero sono un binomio vincente, una grande storia italiana di cui dobbiamo essere fieri”. Ma è soprattutto sul valore umano che si concentra il passaggio più significativo.
“Dietro le organizzazioni ci sono le persone, con le loro scelte, i loro valori. Mia madre ha portato qualcosa di straordinariamente prezioso al nostro gruppo”, sottolinea, delineando un’identità aziendale che va oltre l’efficienza e la dimensione manageriale.
Un’identità che affonda “nella cultura e nell’umanesimo”, e che trova proprio nella figura di Maria Franca un punto di equilibrio: presenza discreta, responsabilità, etica del lavoro, capacità di essere parte di un disegno più grande.
Il riferimento al presente non è secondario. In un tempo segnato da incertezza e trasformazioni profonde, “in cui tutti parliamo di algoritmi e intelligenza artificiale”, Ferrero richiama la centralità di un patrimonio diverso: quello dei valori umani.
“Abbiamo un retaggio di valori profondi che ci permette di affrontare le sfide del domani”, afferma, indicando nella relazione tra Alba e Ferrero una risorsa ancora viva e determinante.
È qui che la memoria si fa pienamente condivisa. Non più solo ricostruzione, ma passaggio di testimone tra generazioni, tra istituzioni e comunità.
La seduta si chiude senza bisogno di forzature, lasciando emergere un dato che attraversa tutti gli interventi: la figura di Maria Franca Fissolo Ferrero non appartiene solo alla storia di un’impresa, ma a quella, più ampia, di Alba. Una storia fatta di presenza, misura e responsabilità, che la città ha scelto di riconoscere insieme, dentro la propria sala più rappresentativa.
Il ricordo di Alberto Cirio
L'intervento del sindaco Alberto Gatto