Più che sull’annuncio, il confronto in Consiglio comunale si concentra questa volta su ciò che ancora manca per trasformare un progetto atteso da anni in una struttura davvero funzionante. Al centro c’è la futura casa di comunità di Alba, tema sollevato dalla consigliera del Partito Democratico Pierangela Castellengo, che lega la questione a un principio di fondo: senza una rete territoriale forte, osserva, un sistema sanitario moderno non regge l’urto dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche.
Nella sua interrogazione, Castellengo richiama proprio questa distanza tra impostazione teorica e stato attuale delle cose. “In questi anni tante promesse e annunci sono stati fatti”, osserva, mettendo in fila le principali criticità: tempi non ancora certi per l’avvio del cantiere, assenza di un quadro pienamente definito sul piano organizzativo e, soprattutto, incertezza sul ruolo dei medici di medicina generale.
A rispondere è il sindaco Alberto Gatto, che prova a fare il punto distinguendo il livello dei lavori da quello della futura funzionalità del presidio. Sul primo fronte, il passaggio chiave è quello della gara. “Dovremmo essere quasi pronti all’avvio dei lavori”, afferma, spiegando che il Comune ha il compito di gestire un appalto integrato, cioè una procedura in cui il soggetto vincitore dovrà prima redigere il progetto esecutivo e poi realizzare l’intervento.
Il quadro temporale tracciato dal sindaco è questo: dopo l’aggiudicazione, il vincitore avrà 90 giorni per il progetto esecutivo e poi 1.200 giorni per completare i lavori. “Attualmente è in corso l’istruttoria da parte delle ditte che hanno presentato l’offerta”, precisa Gatto, aggiungendo che nelle prossime settimane dovrebbe arrivare l’individuazione del soggetto attuatore. Da qui la previsione, indicata come compatibile con l’iter in corso, di una piena operatività entro il 2029, al netto degli imprevisti possibili in un’opera di questa complessità.
Sul piano economico, il sindaco ricorda che l’intervento si muove dentro un quadro finanziario complessivo da 25,9 milioni di euro, di cui 24,6 milioni a carico dello Stato e 1,3 milioni della Regione Piemonte. L’Asl, riferisce ancora Gatto, ha completato gli adempimenti richiesti per accedere al finanziamento previsto dall’accordo di programma integrativo sottoscritto nel novembre 2023.
Ma è sul versante organizzativo che il dibattito entra nel punto più sensibile. Il sindaco chiarisce infatti che, accanto al nuovo edificio, nell’ex ospedale albese sono già oggi presenti diversi servizi che rientrano nella logica della casa di comunità e che l’Asl sta lavorando a un’integrazione progressiva secondo il modello previsto dal DM 77/2022. “Già oggi presso l’edificio settecentesco dell’ex nosocomio sono organizzati ed erogati diversi servizi tipici di una casa di comunità”, spiega.
Tra questi, Gatto elenca il Punto unico di accesso, l’assistenza domiciliare, l’attività di specialistica ambulatoriale, il servizio infermieristico, lo sportello amministrativo multifunzione, il punto prelievi, la radiologia, lo screening mammografico, l’attività consultoriale, il servizio di recupero e rieducazione funzionale, la distribuzione diretta dei farmaci e altri servizi già presenti nella struttura albese. A completare il quadro, in prospettiva, dovrebbero arrivare anche l’ospedale di comunità e un ulteriore potenziamento dell’area infermieristica e medica.
Resta però la questione più delicata, quella che la stessa Castellengo aveva posto in apertura: il rapporto con i medici di medicina generale. E su questo punto il sindaco non nasconde la criticità. “L’aspetto di maggiore difficoltà riguarda proprio i medici di medicina generale e il loro rapporto con le case di comunità, per la mancanza di una univoca caratterizzazione del loro ruolo”, afferma.
Secondo quanto riferito in aula, la Regione ha inviato il 12 marzo una nota con alcune indicazioni specifiche sull’attività dei medici di famiglia all’interno delle case di comunità. Nella stessa giornata, l’Asl ha aperto un primo confronto con le sigle sindacali della medicina primaria e pochi giorni dopo ha avviato un ulteriore passaggio per definire ruolo, modalità operative e possibili declinazioni funzionali. Un percorso ancora aperto, che dovrà coinvolgere anche i pediatri di libera scelta.
È proprio qui che il tema smette di essere solo edilizio e torna a essere politico e sanitario. Perché la vera partita, come lascia intendere anche la domanda iniziale di Castellengo, non riguarda soltanto quando inizieranno i lavori, ma quale modello di sanità territoriale riuscirà davvero a prendere forma dentro quegli spazi.
Gatto, in chiusura, rimanda alla Commissione consiliare il compito di entrare più nel dettaglio, anche con il supporto diretto dei funzionari dell’Asl. Ed è probabilmente lì che il confronto dovrà misurarsi con la questione centrale: far sì che la casa di comunità di Alba non resti un contenitore ben finanziato ma ancora incerto nei suoi equilibri interni.