"Azione esprime forte preoccupazione per le recenti disposizioni del decreto fiscale e il drastico ridimensionamento del piano Transizione 5.0" – dichiara Giacomo Prandi, segretario Provinciale di Azione –. "Una misura che, sul territorio della provincia di Cuneo, mette a rischio oltre 27 milioni di euro di investimenti già effettuati dalle imprese locali. Il taglio retroattivo degli incentivi, che supera gli 8 milioni di euro, colpisce direttamente le aziende che avevano pianificato il proprio sviluppo seguendo le regole stabilite, sostenendo costi significativi per adeguarsi agli standard energetici richiesti."
"La situazione del Cuneese è emblematica e preoccupante" – dichiara Nicolò Musso, segretario Cittadino di Azione Cuneo –. "Siamo un territorio manifatturiero d'eccellenza, fondato su un tessuto di PMI che hanno creduto nella transizione energetica. Oggi queste realtà vengono penalizzate paradossalmente proprio per aver fatto ciò che lo Stato chiedeva. È una scelta politica miope che indebolisce la competitività delle nostre imprese, specialmente se guardiamo a partner europei come Francia e Germania, che garantiscono ai propri sistemi produttivi incentivi stabili, certi e duraturi."
"Il problema più grave rimane la retroattività: cambiare le regole dopo che l'investimento è stato compiuto è un segnale di inaffidabilità istituzionale che non possiamo accettare" – continua Paolo Gasparetto, responsabile provinciale "Impresa e Sviluppo" di Azione –. "Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy deve assumersi la responsabilità di questo stallo e intervenire immediatamente in fase di conversione del decreto."
"Ci allineiamo fermamente alle critiche emerse da Confindustria" – interviene Andrea Calosso, coordinatore Under 30 provinciale –. "Riteniamo del tutto insufficienti le attuali previsioni del decreto. La mancanza di una visione strategica e la continua variazione dei criteri d'accesso rendono lo strumento inefficace per il rilancio industriale, mortificando gli investimenti fatti anche dall'imprenditoria giovanile."
"La soluzione risiede nel ritorno a modelli che hanno già dato prova di efficacia" – conclude Prandi –. "Servono strumenti semplici, automatici e chiari sul modello di Transizione 4.0, idea dell'ex Ministro Carlo Calenda. Le imprese cuneesi non chiedono assistenza o sussidi a pioggia: chiedono regole stabili su cui poter programmare e investire in sicurezza. È il requisito minimo che uno Stato serio deve garantire a chi crea ricchezza e lavoro sul territorio."