Il 28 marzo è il giorno in cui la Fondazione Ospedale Alba-Bra compie ufficialmente diciotto anni. Una soglia simbolica che, nel caso dell’ente nato nel 2008, coincide anche con la misura di un percorso concreto, capace di accompagnare e sostenere la crescita dell’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno.
La maggiore età verrà celebrata lunedì 30 marzo con un pomeriggio di appuntamenti. Il primo sarà alle 16.30, con l’inaugurazione della nuova area sportiva polivalente all’interno dell’ospedale: uno spazio pensato per calcetto, tennis, pallavolo, basket e bocce, destinato al personale ma aperto anche alla comunità di Verduno. Alle 17.30, davanti alla sede della Fondazione al terzo piano, è invece previsto il concerto degli Italian Harmonists, ensemble formato da artisti del coro del Teatro alla Scala di Milano. Poi il taglio della torta e il brindisi.
Ma dietro la festa c’è soprattutto un bilancio. Ed è un bilancio che, nelle parole del presidente Bruno Ceretto e del direttore Luciano Scalise, assume il tono di una scommessa vinta e insieme di una direzione da non perdere.
“Siamo stati l’avanguardia in Italia”, osserva Scalise. “È stato il primo caso nazionale in cui un ente privato come il nostro è intervenuto a sostegno di un ospedale pubblico. Non per privatizzare la sanità, ma per velocizzare e comprare meglio rispetto alle procedure pubbliche”.
Il punto, per Scalise, è anche metodologico. La Fondazione ha costruito negli anni un modello che consente di trattare gli acquisti con maggiore elasticità, attraverso valutazioni di mercato, il supporto di un ingegnere clinico e un comitato acquisti composto anche da imprenditori. “Trattano come se trattassero per la propria azienda”, sintetizza. “E questo porta un risparmio generale per la sanità. Quando ne parliamo ad altre fondazioni nate dopo di noi, rimangono sbalordite: siamo diventati un caso scuola a livello nazionale”.
Ma la chiave più forte, nelle loro parole, è un’altra. È quella dell’umanizzazione. Non come formula astratta, ma come criterio operativo. “Gli ospedali devono essere sempre più umani”, aggiunge Ceretto. “Qui non c’entra la politica: c’entra che l’ammalato esca il più in fretta possibile, felice e contento, con i problemi risolti”.
Da questa idea discendono molte delle scelte compiute in questi anni: il centro di formazione, il laboratorio di simulazione, l’auditorium, gli spazi dedicati agli eventi, il pianoforte nell’atrio, i progetti di colore nei reparti, i quadri dei bambini, la mostra fotografica permanente, gli healing garden e le aree verdi riconvertite attorno all’ospedale. “La bellezza aiuta”, insiste Ceretto. “Imparare in un posto comodo e bello è meglio che farlo in un posto brutto. E quando il pianoforte suona, la percezione dell’ospedale cambia”.
Scalise raccoglie e rilancia questa impostazione, tenendo insieme ambienti, formazione e benessere organizzativo. È qui che si colloca anche la nuova area sportiva che verrà inaugurata lunedì. Non un elemento accessorio, ma un tassello di una visione più ampia. “Qui lavorano ormai 2.500 persone”, ricorda Ceretto. “E c’è un tempo libero che merita di essere vissuto bene. Non c’è soltanto l’ammalato, ma anche chi dentro l’ospedale ci lavora ogni giorno”.
Dietro il progetto, racconta ancora il presidente, c’è stata una scelta convinta della famiglia Ceretto, maturata dopo il confronto interno e sostenuta dalla convinzione che anche lo sport faccia parte del benessere. E sempre in questa logica si inserisce un altro dato che per la Fondazione ha un valore quasi commovente: la presenza di 150 volontari attivati sul territorio. “È la cosa che mi ha colpito di più”, confessa Ceretto. “Trovare persone di 65 o 70 anni che vengono da Cortemilia, Santo Stefano Belbo, Narzole, Alba e dintorni per fare le loro ore settimanali in ospedale cambia del tutto la percezione del luogo”.
Il racconto che fa è eloquente: la vigilia di Natale, una corsa in ospedale per un amico ricoverato d’urgenza, e lì, ad attenderlo, tre volontari già presenti. “Questo è il grande valore aggiunto”, dice. “L’ospedale unifica, ci fa sentire tutti vicini”.
Accanto all’umanità e alla presenza, c’è poi il capitolo della formazione, che oggi rappresenta uno dei cardini dell’identità di Verduno. La Fondazione ha investito molto su questo fronte, anche per rendere l’ospedale attrattivo. È il caso del progetto dedicato ai medici specializzandi, avviato alcuni anni fa e ritenuto strategico in un momento di scarsità di personale. Oggi la Fondazione sostiene gli affitti e le spese di 22-23 alloggi per giovani medici in formazione. E, sottolinea Scalise, il dato più significativo è un altro: “Più del 60% delle persone che vengono qui a formarsi poi chiedono di entrare come dipendenti dell’ospedale”.
Da qui è nata anche la decisione di realizzare 38 nuovi alloggi a Bra, recuperando una porzione dell’ex caserma Trevisan. Un investimento che punta a consolidare Verduno come polo formativo e professionale.
Nel ragionamento entrano perfino la mensa e la qualità del cibo, affidata – ricorda il presidente Ceretto – a una figura di alto profilo formativo, chiamata a insegnare cucina e a migliorare ulteriormente la qualità della vita dentro l’ospedale. “Mangiare bene permette di guarire prima”, taglia corto.
Lunedì, accanto agli artisti della Scala, ci sarà anche un altro segno di questo spirito: la corale interna dell’ospedale, composta da oltre quaranta persone che si ritrovano due volte alla settimana per cantare insieme. Un dettaglio solo in apparenza laterale, che invece restituisce bene il senso di questo percorso: non solo curare, ma costruire legami, appartenenza, qualità della presenza.
A diciotto anni dalla nascita, la Fondazione Ospedale Alba-Bra entra così nella maggiore età senza trasformare la ricorrenza in autocelebrazione. Piuttosto, la usa per ribadire un’idea precisa: che un ospedale possa essere efficiente e insieme accogliente, tecnologico e insieme umano, radicato nel territorio senza smettere di innovare. E che proprio da questa alleanza continui a passare una parte importante del futuro di Verduno