Sanità - 26 marzo 2026, 12:33

Con uno sguardo all'ospedale del futuro, il Santa Croce investe sull'umanizzazione delle cure

Stamattina il direttore generale Franco Ripa, assieme al direttore sanitario Lauria e al direttore amministrativo Gerola, ha presentato i focus e gli obiettivi dei suoi tre anni di mandato

Un ospedale che dialoga con il territorio. Anche attraverso i suoi organi di informazione. 

Nasce anche da questa volontà l'incontro che si è svolto questa mattina negli uffici della Direzione generale dell'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, dove i giornalisti hanno incontrato il direttore generale Franco Ripa, accompagnato dal direttore sanitario dottor Giuseppe Lauria e dal direttore amministrativo Gabriele Gerola. 

Tempo di programmi e obiettivi, nella conciliazione necessaria tra un ospedale da far funzionare e uno nuovo da costruire, il cui iter è iniziato lo scorso 16 marzo con la pubblicazione del bando di gara per la progettazione. 

È su questo doppio binario che si muove oggi la sanità ospedaliera cuneese, chiamata a tenere insieme la quotidianità dei servizi e una trasformazione strutturale destinata a segnare i prossimi decenni.

Il progetto del nuovo ospedale rappresenta il fulcro strategico. La gara è stata pubblicata e la scadenza per la presentazione delle offerte è fissata ai primi di maggio. Seguirà la fase di valutazione, con l’obiettivo di arrivare all’aggiudicazione entro la fine dell’anno. Un percorso scandito da tempi serrati e da un’organizzazione che punta sulla massima condivisione: un gruppo di lavoro multidisciplinare è già operativo, con riunioni periodiche per monitorare lo stato dell’arte, affrontare criticità e definire azioni di miglioramento. Il confronto con gli enti coinvolti, a partire da SCR Piemonte, sarà continuo per garantire allineamento e rapidità decisionale.

Ma mentre si guarda al futuro, resta centrale il rafforzamento dell’ospedale attuale, che continua a essere un punto di riferimento – hub – non solo per la provincia ma per un territorio più ampio. In questo contesto, una delle parole chiave è “umanizzazione”. Non un concetto astratto, ma una linea operativa che si traduce in accoglienza, ascolto e qualità della relazione con il paziente.

Il 22 aprile sarà dedicato proprio a questo tema, con un evento intitolato “L’ospedale che accoglie”, occasione per presentare le iniziative già avviate e quelle in programma. Tra queste, l’introduzione di approcci legati alle Medical Humanities, il rafforzamento del monitoraggio degli ambienti sanitari e nuove figure dedicate alla qualità degli spazi e dell’esperienza del paziente.

L’umanizzazione, viene sottolineato, non è in contrasto con l’efficienza. Al contrario, rappresenta un elemento integrante della cura: una comunicazione chiara e un ascolto attento possono ridurre ansie, incomprensioni e persino tempi di recupero. La sfida è trovare un equilibrio tra qualità relazionale e sostenibilità organizzativa.

Fondamentale anche il welfare aziendale, attraverso un'attenzione sempre maggiore, puntuale e attenta nei confronti del personale, a tutti i livelli. Dove si sta bene si lavora bene. Dove si lavora bene arrivano anche i risultati. 

Altro fronte cruciale è quello dei processi. Liste d’attesa, accessibilità e flussi interni richiedono una revisione profonda. 

In quest’ottica si inserisce l’operation management, con l’obiettivo di rendere i percorsi più fluidi, dall’ingresso in pronto soccorso fino alla dimissione. Determinante sarà anche l’integrazione con il territorio: ospedale e servizi territoriali dovranno dialogare sempre di più, in un sistema che accompagni il paziente senza interruzioni, soprattutto nella gestione delle patologie croniche.

Un cambiamento necessario, anche alla luce dell’evoluzione demografica e dell’aumento della domanda di prestazioni sanitarie. Le liste d’attesa restano una criticità diffusa, non solo locale ma nazionale. I dati mostrano un incremento significativo delle prestazioni, in particolare per quelle a priorità differibile, con un conseguente impatto sui tempi. In un contesto quasi paradossale: le prestazioni erogate, dal 2009 ad oggi, sono raddoppiate. Eppure, non si riesce comunque a far fronte alle richieste in tempi brevi. 

A complicare il quadro contribuisce la carenza di personale, soprattutto infermieristico e tecnico. Sono in corso procedure concorsuali e si attendono nuove graduatorie per rafforzare gli organici, ma la difficoltà di reperimento riguarda l’intero sistema sanitario.

In questo scenario, il futuro della sanità cuneese passa anche da un’attenta valutazione degli esiti e delle performance, attraverso indicatori nazionali che misurano qualità e appropriatezza delle cure.

Il percorso è complesso e richiede visione, coordinamento e capacità di adattamento. Ma la direzione è tracciata: costruire un sistema sanitario più moderno, integrato e vicino alle persone, senza perdere di vista la qualità della cura e il valore della relazione. 

Un ospedale più umano: è questa la base su cui il direttore Ripa costruirà il lavoro dei suoi prossimi tre anni alla guida dell'Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo.