Il carcere di Alba riaprirà a capienza piena a settembre 2026.
E' questo l'orizzonte temporale prospettato dal direttore del carcere Cerialdo di Cuneo, Domenico Minervini, in occasione della festa della Polizia Penitenziaria che si è celebrata la scorsa settimana.
Un orizzonte plausibile, secondo il garante comunale dei detenuti Emilio De Vitto.
Anche se, va detto, la sua prima reazione, rispetto all'annuncio di una data, è stata una risata. Perché di date sulla riapertura del Giuseppe Montalto di Alba ne sono state date tante. Addirittura, i primi cronoprogrammi sulla riapertura totale indicavano il 2018.
E' da dieci anni che il territorio attende. Un territorio che alle attese è abituato: basti citare l'Asti-Cuneo, per rendere l'idea. Ma, questa, dovrebbe essere la volta buona.
La riapertura significa 180 nuovi posti di detenzione, da aggiungere ai circa quaranta occupati dagli internati della casa lavoro, struttura aperta nel 2021 nella palazzina ex femminile. Qui vivono i detenuti che hanno finito di scontare la pena ma che rimangono in carcere perché considerati ancora socialmente pericolosi.
La casa di reclusione, i più lo ricorderanno, aveva chiuso a gennaio del 2016 dopo un'epidemia di legionellosi che aveva colpito carcerati e personale di polizia.
Lavori per 4,5 milioni che si sono trascinati per anni. E che sono iniziati solo dopo il 2020. Ora la fine sembra prossima: a settembre 2026 il Montalto dovrebbe riaprire, anche se il condizionale è d'obbligo.
Per ospitare quale tipologia di detenuti?
"Non lo sappiamo - spiega De Vitto. Non ci sono informazioni su questo. Posso però dire che il territorio è impegnato a trovare e dare risposte che consentano il reinserimento lavorativo di chi arriverà".
In un territorio come quello albese, ricco e vivace, fatto di piccole imprese, artigianato, agricoltura e servizi, le occasioni per costruire percorsi di reinserimento non mancherebbero.
Ed è su questo che il garante albese insiste: "Il Montalto è un quartiere della città, non è una realtà isolata. La sua riapertura deve essere uno stimolo a lavorare considerandolo un'opportunità, sulla quale è necessario che il pubblico e il privato dialoghino".
Il Montalto del futuro non dovrà essere, quindi, uno spazio chiuso e separato, ma un ponte proiettato verso la città e il territorio.