Al Direttore - 22 marzo 2026, 09:15

"Ridurre lo spazio della geografia nella scuola significa rinunciare a uno degli strumenti fondamentali per comprendere il mondo contemporaneo"

Una professoressa di scuola superiore si interroga sulla riforma degli Istituti Tecnici che taglia drasticamente la disciplina: in un'epoca di grandi cambiamenti geopolitici, demografici e ambientali, la conoscenza geografica non è un sapere accessorio

Riceviamo e pubblichiamo.

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Alla luce del recente Decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, che riforma gli Istituti Tecnici, è opportuno condividere alcune riflessioni sul ruolo della Geografia nella formazione della società contemporanea.

La Geografia è una delle discipline più antiche del sapere umano. La sua tradizione intellettuale attraversa circa duemilacinquecento anni di storia e affonda le proprie radici nel pensiero dei grandi geografi dell’antichità, come Eratostene di Cirene, Anassimandro di Mileto, Ecateo di Mileto e Dicearco di Messina, che per primi tentarono di descrivere e comprendere razionalmente il mondo.

In epoca moderna, alla conoscenza della Terra hanno contribuito anche grandi esploratori e viaggiatori: da Marco Polo a Cristoforo Colombo, da Vasco da Gama a Ferdinando Magellano, fino a figure come James Cook, Alexander von Humboldt, David Livingstone, Roald Amundsen e molti altri. Attraverso le loro esplorazioni e i loro studi è stato possibile ampliare progressivamente la conoscenza del pianeta e delle sue numerose regioni.

La conoscenza dei luoghi, del resto, è un bisogno connaturato alla vita umana, ed è proprio la Geografia a rispondere direttamente a questa esigenza fondamentale: comprendere lo spazio in cui viviamo, orientarsi nel mondo, saper interpretare i rapporti tra uomo e ambiente, società ed economia, etc.

In tutte le sue articolazioni, questa disciplina rappresenta uno strumento straordinario per sviluppare una conoscenza razionale, metodica e critica della realtà. Non è un caso che, in molti Paesi del mondo, lo Stato abbia l’esclusiva nella gestione del settore cartografico o sia storicamente il principale promotore dell’attività cartografica: la produzione di carte geografiche non è soltanto un esercizio scientifico, ma anche uno strumento di governo del territorio, di organizzazione del potere e di pianificazione politica e strategica.

Le condizioni geografiche – la posizione relativa e assoluta dello Stato, le risorse a sua disposizione, l’accesso ai mari, la morfologia del territorio – hanno influenzato profondamente la storia dei popoli e delle civiltà. Non di rado, la conoscenza del territorio ha avuto un ruolo decisivo anche nei conflitti, come dimostrano alcune situazioni belliche passate e contemporanee, combattute in contesti geografici complessi, quali il Vietnam o l’Afghanistan.

La Geografia, inoltre, comprende ambiti fondamentali per la comprensione del presente, tra cui la demografia. Talvolta anche grandi statisti, come Deng Xiaoping, hanno individuato proprio nelle dinamiche demografiche una delle principali questioni strategiche per il futuro del proprio Paese.

In questo senso, la Geografia è per il mondo ciò che l’alfabeto è per la letteratura: uno strumento di lettura e interpretazione della realtà. Essa consente di comprendere i fenomeni globali, di analizzare i dati, di interpretare le relazioni tra spazio, società, economia e politica; è inoltre indispensabile per formulare le strategie di sviluppo economico, sociale, politico.

Proprio per questo appare difficile comprendere come, dopo aver contribuito per secoli alla formazione culturale e civile delle società, questa disciplina possa oggi essere considerata marginale nei percorsi scolastici, tanto da essere quasi azzerata nel percorso giuridico-economico e turistico.

Ridurre ulteriormente lo spazio della Geografia nella scuola, come è stato deciso ora in Italia, significa rinunciare a uno degli strumenti fondamentali per comprendere il mondo contemporaneo. Significa infine privare i futuri adulti di una formazione completa, articolata e durevole, quella, insomma, che aiuta a strutturare anzitutto la personalità di ciascuno.

In un’epoca segnata da profondi cambiamenti geopolitici, economici, ambientali e demografici, la conoscenza geografica non è un sapere accessorio: è, al contrario, una chiave indispensabile per orientarsi nel presente e, soprattutto, per poter immaginare il futuro.

Prof.ssa Agnieszka Krzykawska