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Cronaca | 03 marzo 2026, 19:57

Detenuto evase dal carcere di Cerialdo, a processo un agente. Il vicecomandante: "Quel giorno era solo"

Nell’agosto 2022 la fuga di Daniele Bedini, recluso nel carcere cuneese con l’accusa di avere ucciso due prostitute a Sarzana. L’uomo era riuscito ad allontanarsi grazie a una porta aperta e arrampicandosi sui tetti

Il carcere di Cuneo

Il carcere di Cuneo

È proseguito davanti al tribunale di Cuneo il processo per l’evasione di Daniele Bedini, avvenuta il 9 agosto 2022 dal carcere di Cuneo. Imputato un agente della polizia penitenziaria, accusato di responsabilità legate alla gestione del servizio di sorveglianza nel giorno in cui un detenuto ad alta sicurezza riuscì a lasciare l’istituto del venendo poi catturato dopo poche ore su un treno diretto a Torino.


Il falegname carrarese si trovava al Cerialdo accusato di aver ucciso due prostitute, Nevila Pjetri e Camilla Bertolotti, a Sarzana (La Spezia), trovate morte due mesi prima, nel giugno 2022.
 

L’evasione del detenuto si verificò intorno alle 13, durante l’immissione dei detenuti ai passeggi e al campo sportivo. Secondo quanto ricostruito in aula, l’uomo, ristretto in quarta sezione e sottoposto a regime di grande sorveglianza anche per precedenti tentativi di fuga in altri istituti, approfittò delle fasi di discesa verso l’area esterna anche dovuto alla mancanza di personale.  In aula era stata ascoltata anche la testimonianza dell’imputato che ha confermato al giudice di essere rimasto da solo, quella mattina: “Stavo prestando servizio presso i passeggi del campo e della palestra - aveva ricordato –. Verso l’una ero al piano terra per vigilare sull’immissione in palestra: mi muovevo tra i passeggi e la palestra. Non c’era nessun altro con me”. “Era il mio primo incarico - aveva ammesso l’agente-  ed ero lì da due settimane. Saremmo dovuti essere in sei, mentre ero da solo. Sapevo che doveva essere attenzionato, ma non ne ricordavo il viso”.
 

Secondo quanto riferito dall’allora vicecomandante, chiamato come testimone della difesa, in quel turno gli agenti assegnati risultavano sulla carta nove, un numero superiore rispetto ad altre giornate in cui si era lavorato in condizioni più ristrette. Tuttavia la situazione concreta sarebbe stata diversa. "Da normativa - ha spiegato il testimone- sono necessarie due unità per sezione, un preposto, uno nei corridoi che immette nel passeggio e poi uno per il campo sportivo e un altro per la palestra. Anche perchè tra i due ambienti c’è un muro. Quel giorno gli agenti in servizio erano 9, e mi sono arrabbiato, in altri momenti per mancanza di personale sono stati anche in meno: quindi erano veramente coperti per l’attività. Il giorno dell’evasione per il campo sportivo, nel corridoio c’era solo lui.  Avrebbero dovuto essere almeno in quattro". 
 

A chiarirlo è stato il “preposto” di padiglione, ossia il responsabile del coordinamento degli agenti durante l’immissione alla ricreazione esterna, sentito anche lui come testimone della difesa. Ha confermato che formalmente le unità erano nove, ma ha spiegato che al momento dei fatti due colleghi erano in pausa pranzo, uno era impiegato in infermeria e un giovane agente era in affiancamento, quindi non pienamente operativo. Di fatto, dunque, il numero effettivo di operatori disponibili sarebbe stato inferiore rispetto a quello previsto.
 

Lo stesso preposto ha poi ricordato di aver ricevuto una sanzione disciplinare dal vicecomandante per non aver disposto l’accompagnamento e la sorveglianza rafforzata nei confronti del detenuto evaso, considerato soggetto pericoloso e già attenzionato con specifiche disposizioni di servizio. “Mi è stata detratta una parte dello stipendio per questo”,  ha dichiarato in aula.
 

Nel corso dell’esame è riemersa anche la questione della porta che conduce al campo sportivo. Secondo quanto riferito, avrebbe dovuto restare chiusa durante le operazioni, ma risultava malfunzionante e non poteva essere serrata correttamente. Il problema era stato segnalato già negli anni precedenti, senza che fossero eseguiti interventi risolutivi. Solo dopo l’evasione, è stato precisato , sarebbero state effettuate le necessarie migliorie strutturali e una più puntuale definizione degli ordini operativi.
 

Il processo proseguirà con il controesame dei testimoni per chiarire se le criticità emerse siano riconducibili a responsabilità individuali o a un’organizzazione del servizio rivelatasi, quel giorno, non adeguata.

CharB.

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