"Io scrivo da dentro la disabilità. Non la osservo da fuori, non la studio nei convegni: la vivo ogni giorno. E so, con certezza, che non è la disabilità a togliere dignità alle persone. La dignità resta. A ferirla sono il silenzio, l’abbandono, l’indifferenza.
Le famiglie con disabilità resistono finché vengono ascoltate e sostenute. Senza ascolto, nessuna resistenza è infinita.
Mi domando perché tante persone che ricoprono ruoli pubblici sembrino trasformarsi in pozzi senz’acqua. Eppure noi non siamo contro di voi: siamo pronti a costruire soluzioni insieme.
Siamo certi che dentro le istituzioni esistano ancora risorse, responsabilità e umanità capaci di cambiare le cose. Ma un pozzo che non versa acqua muore di sete insieme a chi cerca di bere. Le famiglie disabili non possono più aspettare tempi amministrativi, rimpalli di competenze o risposte evasive. Vivono l’oggi. Ogni giorno è fatica concreta, invisibile, continua. Non chiedono privilegi: chiedono di non essere lasciate sole. La vera ferita non è la disabilità. La vera ferita è una società che smette di farsi comunità. Per questo non serve compassione, ma responsabilità. Non assistenzialismo, ma presenza.
Non parole, ma scelte. Ogni silenzio istituzionale è una risposta. Ogni ritardo pesa sulle spalle di chi è già stremato. Ogni indifferenza scava solitudini da cui è difficile tornare. Non lasciate che il vostro silenzio diventi la nostra condanna. Perché una società non si giudica da ciò che promette, ma da chi decide di non abbandonare. Il tempo dell’ascolto è finito. È il tempo delle risposte. È il tempo della responsabilità. Adesso. Non date dei numeri solo per sembrare bravi politici, non restate nei vostri grattacieli, non guardateci dall’alto, scendete, venite a sporcarvi le mani insieme a noi, noi non vogliamo venire nei vostri grattacieli, vogliamo stare con i piedi per terra e grazie al vostro prezioso aiuto, vivere.
Gian Paolo Sandri"