Un nuovo passaggio nel lungo percorso di tutela della chiesa di San Domenico ad Alba prende forma con la presentazione, al Grattacielo della Regione Piemonte, delle linee progettuali per il futuro restauro del complesso. L’incontro con il presidente della Regione Alberto Cirio, promosso dalla Famija Albèisa, ha segnato l’avvio di una fase di confronto istituzionale finalizzata a sostenere un intervento destinato a consolidare e aggiornare uno dei luoghi più rappresentativi della storia cittadina.
Il progetto non si limita a un intervento conservativo puntuale, ma prevede un’azione complessiva sull’edificio, sia sotto il profilo strutturale sia funzionale. Come spiega il presidente della Famija Albèisa Massimo Lampugnani, “l’intervento è pensato in una logica unitaria e riguarda innanzitutto la messa in sicurezza statica dell’edificio, con particolare attenzione alla porzione prospiciente via Accademia, oltre al recupero di superfici affrescate già individuate dalla Soprintendenza”.
Accanto alla tutela architettonica e artistica, il progetto affronta anche l’adeguamento tecnologico degli spazi, necessario per garantire una piena fruibilità contemporanea della chiesa. “L’obiettivo è aggiornare gli impianti e le dotazioni tecniche — elettriche, di sicurezza e acustiche — affinché il complesso possa ospitare eventi culturali secondo standard adeguati alla sua rilevanza storica e artistica”, precisa Lampugnani.
La fase attuale resta preliminare. Sono in corso le valutazioni tecniche e il confronto con enti e fondazioni per definire il quadro finanziario necessario all’avvio del cantiere. “In questo momento l’attenzione è concentrata sulla costruzione del progetto e sul reperimento delle risorse: non è ancora possibile indicare tempistiche o quantificazioni economiche definitive”, chiarisce il presidente della Famija Albèisa.
Nel corso dell’incontro torinese, il presidente della Regione Alberto Cirio ha sottolineato il valore strategico dell’intervento nel sistema del patrimonio piemontese, evidenziando come la valorizzazione dei beni storici rappresenti un investimento culturale e identitario per l’intero territorio.
Il nuovo restauro si inserisce in una vicenda iniziata nel 1975, quando la Famija Albèisa promosse una mobilitazione cittadina per salvare la chiesa, allora in grave stato di degrado. Da quel momento San Domenico è stata oggetto di interventi progressivi — consolidamenti, campagne archeologiche, restauri pittorici e adeguamenti funzionali — sostenuti nel tempo da istituzioni pubbliche, fondazioni e realtà associative.
Ancora oggi la chiesa, pur restando consacrata, svolge una funzione prevalentemente culturale, ospitando concerti, mostre ed eventi. Il progetto presentato in Regione rappresenta dunque la prosecuzione di un percorso pluridecennale: preservare l’integrità del monumento e, al tempo stesso, rafforzarne il ruolo come spazio vivo della comunità albese.