Tra Dronero e San Damiano Macra, nel cuore della Valle Maira, c’è un laboratorio che profuma di orto, di stagioni rispettate e di mani che lavorano una ad una ogni verdura.
È qui che oggi Monica e Paola portano avanti “L’azienda montana Ghibaudo” nata negli anni Ottanta a Villafalletto, grazie a papà Giancarlo e mamma Livia. (https://www.ghibaudoconserve.com )
Lui agricoltore, lei con la passione per le composte da fare per tutta la famiglia. Quando la frutta e la verdura erano troppe, la domanda è stata semplice: “E adesso cosa facciamo? Sono buone… perché non farle assaggiare anche agli altri?” Così è nato un laboratorio minuscolo, fatto di mercati, fiere, levatacce e chilometri. E di una scelta precisa: niente pesticidi, niente scorciatoie. “L’erba si toglieva rigorosamente a mano”, raccontano. Quando ancora il biologico non era una moda, loro lo praticavano per convinzione ed erano orgogliosi di avere un’azienda bio.
Monica e Paola sono cresciute con quell’azienda. “Siamo nate lì dentro”, dicono sorridendo. Durante la scuola aiutavano ai mercati, nei campi. Una ha studiato grafica pubblicitaria, l’altra ha frequentato le magistrali. Ma il richiamo del laboratorio è stato più forte di qualsiasi titolo.


Tra il 1999 e il 2000 arriva il grande salto: il trasferimento definitivo a San Damiano Macra. Valle Maira (Cn) 800 m. slm. Un cambiamento totale. Una scelta importante che ha cambiato tutto dal punto di vista: logistico, umano, culturale.
“È stato difficile. Ma ora non torneremmo più indietro” Il primo periodo era diviso tra la pianura e la montagna, anche perché entrambe vivevano ancora a Villafalletto. Poi trasferirsi in montagna è stato una nuova scelta di vita.
Il legame con la Valle Maira, in realtà, nasce molto prima del trasferimento. Papà Giancarlo era innamorato di questa valle. Veniva a camminare, a respirare silenzio, a passare giornate intere tra sentieri e montagne. Le ragazze sono cresciute anche così: tra estati e weekend passati quassù, tra passeggiate, rifugi, neve e aria sottile. La montagna non è stata una scoperta improvvisa, ma un amore coltivato nel tempo.
Chi vive in montagna lo sa: la fiducia si conquista piano, lavorando bene le cose.
Oggi molti prodotti si possono trovare in Valle e tutti conoscono questa piccola grande azienda. Loro sono cresciute e lavorano in quattro, ci sono anche Paola e Stefania, una squadra di donne. L’anima, però, è rimasta quella delle origini.
Si è partiti dai grandi classici: antipasto piemontese, giardiniera, peperoni con tonno, bagnetto verde e rosso, marmellate tradizionali. Poi sughi, salse per carne e formaggi, versioni senza zucchero, qualche novità che cambia di anno in anno. La materia prima arriva in gran parte da aziende agricole locali conosciute nel tempo. L’azienda di famiglia non c’è più, ma la rete costruita negli anni sì.
Ma la vera differenza sta nel modo in cui lavorano.
“Abbiamo pochissimi macchinari.”
“Soprattutto per la verdura c’è tanto lavoro a mano.”



La frutta si pulisce a mano. Le verdure si selezionano una ad una. Ogni pezzo viene preso, guardato, controllato. “Se c’è qualcosa che non va, viene tolto. Perché quello che metto dentro quel vasetto deve essere qualcosa che io voglio mangiare.”
È qui che si capisce cosa significa davvero artigianalità. Non è una parola da etichetta: è tempo, attenzione, responsabilità. È scegliere la qualità anche quando sarebbe più facile automatizzare. È credere che la manualità sia ancora un valore.
Lavorare in montagna non è sempre semplice. “Se deve arrivare un corriere, magari non arriva subito. D’inverno c’è la neve, le strade strette, le consegne più complicate.” E poi c’è la stagionalità: da giugno fino a Natale è una maratona. “Se segui la stagione e c’è da lavorare, non guardi se è domenica. È domenica lo stesso, ma si lavora.” mi dicono queste due sorelle che, di barattoli, composte e conserve ne hanno fatto un mestiere.


Eppure la montagna non è solo fatica. È ritmo, lentezza, connessione con la natura e con chi vive accanto. È anche partecipare, insieme ad altre realtà del territorio, a un progetto più grande: nel 2024 hanno contribuito a fondare la Comunità Slow Food per lo sviluppo agricolo e l’ospitalità sostenibile in Valle Maira, insieme ad altri produttori, trasformatori e ristoratori. Una comunità riconosciuta dall’organizzazione mondiale Slow Food che mette insieme chi produce, trasforma e accoglie, per promuovere qualità, sostenibilità, relazioni e cultura del cibo autentico.
Resistere in montagna significa accettare che tutto sia un po’ più lento, un po’ più complesso, ma anche più vero. Significa scegliere di restare quando sarebbe più comodo scendere a valle. Significa continuare a fare le cose bene, anche se nessuno ti garantisce che sarà la strada più semplice. In azienda c’è un grazioso punto vendita, dove è possibile fare acquisti e trovare le ultime novità. (https://www.instagram.com/aziendamontanaghibaudo ) Inoltre ci sono molte attività selezionate in Valle e non, dove è possibile trovare i prodotti di questa piccola azienda di montagna.



E tornare indietro?
“No. Assolutamente no.” me lo dicono tutte e due senza esitazione.
Perché c’è qualcosa che ripaga di tutto. “Non a tutti capita di lavorare osservando le stagioni che cambiano fuori dalla finestra del proprio laboratorio”
La loro è una storia che profuma di orto, di mani che puliscono la frutta una ad una, di ricette tramandate e di coraggio silenzioso. Una storia di montagna vera: di quelle che non fanno rumore, ma restano.
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Cinzia Dutto, scrittrice cuneese, ama definirsi una cacciatrice di storie, racconta di storie persone speciali, scelte differenti, montagna e buon vivere.Gira la provincia alla ricerca di vite uniche e particolari. Cinzia ha un profilo instagram https://www.instagram.com/cinzia_dutto_fanny e un sito dove puoi trovare il riferimento a tutte le sue pubblicazioni www.cinziadutto.com














