Attualità - 13 febbraio 2026, 19:23

DALLE LANGHE ALL’ARISTON / L’albese Celo a Sanremo con Elettra Lamborghini: “È uno step che non mi aspettavo adesso”

Il produttore classe 1997 firma “Voilà” e racconta l’emozione delle prove: “Non pensavo che la macchina fosse così grande”

Pietro Celona (in arte Celo), classe 1997, cresciuto tra Alba e Neive

Non ama mettersi davanti alla telecamera. Preferisce stare dietro, in regia, tra suoni, arrangiamenti e dettagli invisibili che però fanno la differenza. Pietro Celona (in arte Celo), classe 1997, cresciuto tra Alba e Neive, si definisce "riservato". Eppure il suo lavoro oggi risuona sul palco più esposto d’Italia: quello del Festival di Sanremo. Con la stessa discrezione con cui ha iniziato nei locali dell’Albese, firma la produzione di “Voilà”, il brano con cui Elettra Lamborghini è in gara all’Ariston.

Lo raggiungiamo poche ore dopo le prove. La voce è misurata, l’entusiasmo trattenuto, ma l’emozione si percepisce.

Cosa ci fai a Sanremo e come sei arrivato fin lì? 
“È stato un percorso. Non avevo mai lavorato con Elettra. Ad aprile dell’anno scorso abbiamo iniziato a scrivere un pezzo insieme ad Andrea Bonomo ed Edwin Roberts. Ci siamo incontrati il giorno stesso in cui abbiamo iniziato a lavorarci. Il brano le è piaciuto molto e ha deciso di presentarlo al Festival. A novembre ho scoperto che sarebbe stato tra quelli in gara.”

“Voilà” segna anche una svolta stilistica: che direzione avete scelto?
“Elettra è conosciuta per un timbro molto latino. Noi abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso: mantenere un’atmosfera festosa e ballabile, ma con più funk e un’ispirazione più seventies, meno legata alle sonorità latine.”

Qual è stato il tuo ruolo nel brano?
“Mi sono occupato principalmente della produzione musicale. Poi c’è sempre un contributo anche sull’estetica del pezzo e, in parte, sulla scrittura, ma in questo caso mi sono affidato molto alle penne esperte con cui lavoravo.”

Com’è stato lavorare con Elettra dal punto di vista umano?
“In realtà ci stiamo conoscendo meglio adesso. L’avevo incontrata per poco tempo prima. È esattamente come traspare dalle telecamere: molto genuina, molto simpatica e solare. È anche una ragazza sensibile, lato che ho scoperto lavorandoci, perché non è una cosa che traspare subito. Sono contento perché piano piano stiamo instaurando anche un rapporto umano. Forse saranno stati i viaggi o le prove, ma si sta creando affiatamento”.

Il tuo lavoro al Festival non si limita al brano in gara: cosa stai seguendo?
“Ho seguito Elettra anche per la serata cover con Las Ketchup, gruppo storico spagnolo dei primi anni Duemila. Inoltre ho lavorato alla cover di Enrico Nigiotti con Alfa. Sono stati tre brani impegnativi quest’anno.”

Che effetto ti ha fatto entrare per la prima volta all’Ariston?
“Era la prima volta per me in teatro ed ero abbastanza emozionato. È uno step che non mi aspettavo di fare adesso. Rappresenta il mio lavoro a livello nazional-popolare ed è una grandissima vetrina per la musica pop italiana. Non pensavo che la macchina fosse così grande: ci sono professionisti di altissimo livello in ogni ambito, dall’orchestra ai tecnici. Ritrovarsi lì è incredibile, ma bisogna restare concentrati perché c’è sempre tantissimo da fare.”

E dopo Sanremo?
“Sto seguendo l’uscita del nuovo disco di Nigiotti e sto lavorando alla scrittura di due album che sono in una fase iniziale, ma per scaramanzia non dico altro. Inizierò a delineare bene il mio futuro dopo il primo marzo, quando sarà finito il Festival.”

Daniele Vaira