Scuola e corsi - 11 febbraio 2026, 06:02

LA SCUOLA AI TEMPI DELL’AI / L’intelligenza artificiale tra i banchi del Vallauri: "Impensabile non preparare i ragazzi"

Nella scuola di Fossano si usano ChatGPT nella versione "PIM", Gemini e Co-Pilot, grazie a protocolli di sicurezza e docenti formati. "Negli indirizzi tecnici questi strumenti sono già diventati essenziali"

L'Istituto Vallauri di Fossano, foto di repertorio

La rivoluzione digitale che ha caratterizzato il secolo scorso ha portato senz'altro grandi cambiamenti nelle nostre vite: dall'invenzione del transistor nel 1947 e la diffusione dei computer negli anni Ottanta, al boom tecnologico degli anni Novanta che ci ha regalato il World Wide Web e l'internet di massa. Tutte cose che ormai diamo per scontato, scordandoci di come queste drastiche trasformazioni, l'avvento dei mass media e dell'economia digitale, hanno portato a un'evoluzione del nostro modo di comunicare, vivere, pensare e lavorare. Ma anche di studiare.

E oggi, più di ieri, ci troviamo immersi in un mondo iper-connesso e iper-veloce, dove 'adattamento' e 'aggiornamento' sono le parole d'ordine, e la presenza incombente e sempre più diffusa dell'Intelligenza Artificiale fa sorgere in molti sentimenti contrastanti, sviluppando un dibattito, tra ansie e timori, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo di questi strumenti da parte della popolazione più giovane.

Nel 2025 l'IA, che si sta conquistando una fetta sempre più rilevante nel nostro mondo in costante evoluzione, è entrata nelle scuole, grazie al decreto del  Ministero dell'Istruzione e del Merito. Strumento che si rivela utile non solo alla gestione amministrativa, ma anche alla didattica, e che necessita di regole e misure di sicurezza: così il Garante per la protezione dei dati ha annunciato verifiche sull'utilizzo dell'IA nei contesti educativi. Gli accertamenti, previsti con il supporto della Guardia di Finanza da gennaio a giugno, si concentreranno sulla gestione delle informazioni che coinvolgono studenti, famiglie e docenti.

E l'Istituto "Vallauri" di Fossano, guidato dal dirigente scolastico Paolo Cortese, si presenta con tutte le carte in regola: protocolli di sicurezza definiti, un responsabile della protezione dei dati (DPO), nella persona dell'avvocato Gabriele Carazza, docenti formati pronti a formare e affiancare a loro volta gli studenti. Per l'istituto fossanese l'IA non è una novità, presente nella scuola ormai da un paio d'anni, ma segue regole precise, nella consapevolezza sia delle sue opportunità sia dei rischi che può celare.

Il Vallauri, infatti, impiega da circa un anno per le attività amministrative di segreteria, per esempio per la redazione delle circolari, ChatGPT nella versione premium "TEAM", l'unica che consente la non divulgazione e il non utilizzo dei dati inseriti per allenare le IA, garantendo così la tutela della privacy, senza contare il regolamento per l'uso che non permette l'inserimento di determinati dati online.

Ma l'IA viene adoperata anche nelle classi dell'istituto fossanese, che presenta alcuni indirizzi informatici, dove la conoscenza di determinati strumenti diventa fondamentale per una formazione completa degli studenti. I ragazzi, sempre sotto la supervisione di docenti competenti e formati sul corretto utilizzo di questi strumenti, imparano a usare Intelligenze Artificiali quali Gemini e Co-Pilot, quest'ultima integrata nei software di programmazione. In classe, inoltre, c'è un regolamento che norma ciò che può o non può essere fatto, come previsto dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, così che i ragazzi non possano caricare nulla che vada ad attaccare dal punto di vista della privacy.

"È impensabile mandare fuori dei ragazzi che non sappiano utilizzare e cogliere limiti, rischi e pericoli dell'Intelligenza Artificiale", afferma con decisione il professore Andrea Abbate, amministratore di rete dell'Istituto Vallauri. "La formazione all'uso consapevole dell'IA è infatti parte integrante dei programmi didattici, soprattutto negli indirizzi tecnici dove questi strumenti sono diventati essenziali".

Ma è quando si parla dell'utilizzo domestico che emergono le maggiori criticità. "Un conto è il contesto scolastico in senso stretto, un altro discorso è l'utilizzo a casa", osserva Abbate. "I programmi didattici sono pubblicati sul sito e le famiglie sono invitate a prenderne visione, ma serve che i genitori capiscano cosa fanno i ragazzi. C'è una mancata supervisione che però esula dall'attività didattica. Manca la cultura digitale a casa".

Il Vallauri diventa quindi un buon esempio per una virtuosa integrazione degli strumenti d'avanguardia nell'amministrazione, ma anche nella didattica, senza rinunciare però alla sicurezza, grazie a un'utilizzo consapevole dell'IA e alle chiare regole imposte, proprio come richiede la legge.

Daria Abashkina