Attualità - 07 febbraio 2026, 06:03

Riaprire il carcere, ma come? Alba interroga oggi il suo futuro penitenziario

Questo pomeriggio alla Biblioteca civica “Giovanni Ferrero” un incontro pubblico sul sistema penitenziario albese, tra riapertura, lavoro e reinserimento sociale

Non è un convegno tecnico né una semplice presentazione, ma un momento di confronto pubblico su una delle istituzioni più delicate e meno visibili del territorio: la Casa di reclusione “G. Montalto” di Alba. Oggi, sabato 7 febbraio, dalle 17 alle 18.30, nella Sala Riolfo della Biblioteca civica “Giovanni Ferrero” (via Vittorio Emanuele 19), si terrà l’incontro “La Casa di reclusione ‘G. Montalto’ di Alba. Tra attualità e futuro”, promosso come occasione conoscitiva e di approfondimento sul sistema penitenziario italiano e albese.

Al centro del pomeriggio, come spiega Emilio De Vitto, nuovo garante comunale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, c’è la necessità di fare chiarezza su una fase di passaggio che non riguarda solo l’istituto penitenziario, ma il rapporto stesso tra carcere e comunità. “Si parla di riapertura, ma la questione non è solo se riaprire: è capire come, con quali attività e con quale idea di carcere”, osserva.

Il programma prevede alle 17 l’accoglienza e i saluti istituzionali, seguiti dagli interventi di Catia Taraschi, direttrice dell’Ufficio detenuti e trattamento del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Nicola Pangallo, direttore della Casa di reclusione “G. Montalto” di Alba, Pietro Buffa, autore di pubblicazioni scientifiche in materia penitenziaria, Marco Bertoluzzo, direttore del Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe Roero, e Alessandra Dogliani, coordinatrice generale di Fondazione Industriali ETS.

Una presenza, quella del Provveditorato regionale, che per De Vitto è centrale per leggere la direzione intrapresa dal sistema penitenziario. “La dottoressa Taraschi rappresenta il livello regionale dell’amministrazione e segue direttamente le attività trattamentali. La sua presenza consente di capire in quale direzione si sta andando e quale ruolo avranno, in concreto, lavoro, formazione e inclusione sociale”, sottolinea.

È proprio sul tema dell’inclusione che l’incontro intende soffermarsi con maggiore profondità. Il carcere albese viene indicato come una realtà in cui il lavoro non è un elemento accessorio, ma uno strumento strutturale di reinserimento. “Qui esiste un tessuto sociale ed economico favorevole – spiega De Vitto – e già oggi sono attivi progetti che mettono il lavoro al centro del percorso detentivo, in vista della conclusione della pena”. Un’impostazione che punta a ridurre la frattura tra “dentro” e “fuori”, accompagnando le persone detenute verso un ritorno consapevole nella società.

In questo quadro si colloca anche il coinvolgimento di realtà del territorio che operano sul fronte dell’inclusione lavorativa. “Il fatto che siano presenti soggetti come il Consorzio Socio Assistenziale e Fondazione Industriali indica una direzione precisa: il carcere non come luogo chiuso, ma come spazio attraversato da relazioni, competenze e opportunità”, osserva ancora De Vitto. Un approccio che chiama in causa la comunità nel suo insieme, dalle istituzioni alle imprese, fino al mondo del sociale.

Alle 18.30 l’incontro si aprirà a un momento simbolico ma fortemente concreto con l’inaugurazione della mostra fotografica “Fuori e dentro: due mondi in dialogo”, alla presenza dell’autore Daniele Robotti. A seguire, un assaggio del vino “Valelapena”, prodotto della Casa di reclusione “G. Montalto” e vinificato in collaborazione con l’Istituto Enologico “Umberto I”, insieme ai prodotti del laboratorio P.L.I.N., progetto di inclusione lavorativa del Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe Roero.

“Anche questi passaggi raccontano cosa significa pensare il carcere come luogo di responsabilità e non solo di custodia”, conclude De Vitto. “L’inclusione non è uno slogan, ma un lavoro quotidiano fatto di scelte, relazioni e continuità. È questo il senso dell’incontro di domani”.

d.v.