L’assemblea di martedì sera non è stata solo un momento di confronto tra sigle e buone intenzioni. È stata, soprattutto, una fotografia in movimento del volontariato albese: un mondo che lavora nei quartieri e nelle sedi, ma che sempre più spesso sceglie di uscire, di farsi vedere, di parlarsi e di cercare nuove forme di contatto con chi ancora lo osserva da lontano. La Consulta comunale del Volontariato di Alba ha fatto il punto sulle attività e, nel racconto della presidente Eliana Victoria Davila, emerge una linea chiara: partire dai luoghi dove crescono le domande, e cioè le scuole, senza perdere di vista i bisogni pratici delle associazioni.
“Noi stiamo portando avanti i nostri progetti con le scuole, come ogni anno. Ne abbiamo due tipologie”, spiega Davila. Il primo si chiama 'Due parole al volo' e funziona perché rovescia il punto di vista: non si limita a “presentare” le associazioni, ma chiede ai ragazzi di attraversarle. “Andiamo a incontrare le classi e facciamo una sorta di gioco con le associazioni e i ragazzi: è sempre molto apprezzato perché i ragazzi si medesimano un po’ anche nel volontario”, racconta. “Devono poi raccontare la storia dell’associazione rispetto a quello che scoprono stando col volontario”. È qui che, secondo la presidente, avviene il passaggio più delicato: il volontariato smette di essere un’etichetta e diventa una relazione, un’esperienza, un linguaggio.
Il secondo progetto, più strutturato, porta un nome simile ma un passo diverso: “Avvicinamento al volo”. Quest’anno coinvolgerà il liceo Cocito, dentro i PCTO. “I ragazzi volontariamente si troveranno con alcune associazioni al pomeriggio e affiancheranno poi un’associazione il giorno del Salone del Volontariato”, spiega Davila. Il senso non è solo “avvicinare i giovani al volontariato”, ma anche aiutare le associazioni a non restare ferme nelle proprie abitudini. “È per cercare di aiutare le associazioni che a volte sono in difficoltà a comunicare con i ragazzi, a svecchiarsi anche: quando c’è il gazebo non stare dietro passivamente, ma cercare di coinvolgere chi passa”.
Quel momento di incontro, quest’anno, ha già una data: giovedì 28 maggio, nel cortile della Maddalena, con il Salone del Volontariato che diventerà anche luogo di restituzione di un percorso nuovo. “Abbiamo attivato una collaborazione con la Consulta provinciale degli studenti di Cuneo per un percorso sulla salute mentale, un tema chiesto proprio dagli studenti”, racconta Davila. Il lavoro, promosso dal Centro Servizi Volontariato di Cuneo coinvolgerà l’ASL e due associazioni indicate nel materiale: Diapsi e Progetto Scaldacuore. “Il percorso troverà un momento pubblico proprio al Salone del Volontariato, dove i ragazzi presenteranno il lavoro svolto in una conferenza aperta anche alle classi".
Dalle scuole, però, il discorso torna a terra. Perché la vita associativa non si regge solo sulle idee, ma sugli spazi, sulle chiavi, sui calendari, su una città che deve permettere alle realtà di incontrarsi senza ogni volta ricominciare da capo. “Una forte richiesta che proveniva da parte delle associazioni era quella di avere degli spazi in cui potersi trovare, sale da affittare”, spiega Davila. Un primo passo è già stato compiuto: “Una mappatura di tutte le sale, pubbliche e private, disponibili in città, con un elenco e un numero di telefono del referente”. Uno strumento nato in collaborazione con l’amministrazione e con l’assessora alle Politiche sociali Donatella Croce, ma che – precisa la presidente – “è interno alla Consulta”.
E c’è un altro passaggio che la Consulta sta preparando, proprio perché non bastano soluzioni generiche. “Faremo un questionario per le associazioni: tu mi dici che vuoi una sala, ma perché la vuoi?”, racconta Davila. Esigenze diverse, risposte diverse: chi ha bisogno di spazi per attività motorie, chi di una sala conferenze, chi sogna una sede fissa, chi potrebbe condividere un luogo polivalente. L’idea è mettere ordine senza imporre modelli, partendo dai bisogni reali.
Sul tavolo, infine, c’è un lavoro che va oltre l’organizzazione e tocca il metodo. “Questa volta andiamo a chiederlo direttamente ai giovani”, dice Davila parlando del progetto del gruppo giovani: un questionario nelle scuole superiori di Alba, poi un workshop con chi fa già volontariato e, infine, la costruzione di una visione condivisa su come rendere l’impegno più accessibile, più leggibile, più vicino.
Il filo che tiene insieme tutto, dall’aula al gazebo, dagli spazi al calendario, è l’idea che il volontariato non si promuova con gli slogan, ma con passaggi concreti e continui: entrare nelle scuole, uscire nelle piazze, e nel mezzo costruire strumenti che permettano alle associazioni di lavorare meglio, insieme.