Attualità - 04 febbraio 2026, 06:07

“Il tartufo è una chiave per parlare di ambiente”: il Mudet di Alba apre alle scuole con il progetto Sottobosco

Due classi al giorno, attività sensoriali e gioco educativo: il museo diventa spazio operativo per raccontare biodiversità e territorio ai più piccoli. Il progetto, sviluppato con Sinergia Otdoor, raccontato da Isabella Gianicolo, responsabile scientifica del Centro Nazionale Studi Tartufo

Il Mudet ha cambiato pubblico e ritmo per alcuni giorni, lasciando da parte i flussi turistici per aprirsi alle scuole primarie di Alba. Dal 21 al 30 gennaio, per sette giornate di attività, il museo ha accolto due classi al giorno, con una media di 40 bambini quotidiani, coinvolgendo complessivamente 250 alunni delle prime elementari cittadine. È il cuore del progetto di educazione ambientale “Sottobosco – la biodiversità vista dal basso”, promosso dal Comune di Alba e realizzato anche grazie al contributo della Fondazione CRC.

Il progetto è stato costruito attorno al museo non come semplice luogo espositivo, ma come spazio operativo. A raccontarne l’impianto è Isabella Gianicolo, responsabile scientifica del Centro Nazionale Studi Tartufo, che ha seguito direttamente le attività. “È un progetto dedicato alle scuole primarie, sviluppato insieme all’associazione Sinergia Outdoor di Renato Priolo. Il Mudet è stato allestito con giochi che hanno una narrazione ambientale: ogni gioco presuppone un percorso di sensibilizzazione nei confronti della natura”.

La dimensione ludica è centrale, ma non fine a se stessa. I bambini vengono accompagnati nel gioco dagli operatori, che nel frattempo spiegano e guidano l’esperienza. “C’è sempre una parte educativa: si parla di alberi, animali, ambiente. Essendo il MUDET, il riferimento è naturalmente il mondo del tartufo”.

Accanto al gioco, il progetto ha previsto un secondo livello di lavoro, dedicato ai sensi. “Ogni mattina alternavamo il momento ludico a quello che io chiamo osservazione sensoriale. Parlare dei sensi, in particolare dell’olfatto, è fondamentale: serve per spiegare come si valuta un tartufo, ma anche per raccontare il legame tra il prodotto e l’ambiente in cui cresce”. Un passaggio delicato, calibrato sulla fascia d’età: bambini di sei anni. “È la fascia più difficile, ma anche la più ricettiva. Bisogna trovare il canale giusto”.

La risposta dei bambini è stata immediata. “Sono stati molto partecipi, curiosi, coinvolti. Il tartufo si presta: cresce sottoterra, è un organismo anomalo, si cerca con i cani. È un mondo ambientale affascinante e funziona come chiave narrativa”. Il museo, per impostazione, ha retto bene questo tipo di attività: narrazione guidata, spazi flessibili, possibilità di alternare ascolto e manualità.

Parte del percorso ha incluso anche attività pratiche, con modellini e strumenti messi a disposizione dall’associazione Sinergia Outdoor, che hanno stimolato osservazione e manualità. “Sono strumenti che aiutano moltissimo: i bambini non restano spettatori, ma diventano parte attiva dell’esperienza”.

Il progetto Sottobosco non si esaurisce con questa prima fase. Sono già previste ulteriori tappe, tra cui una seconda uscita dedicata alla conoscenza del cane e del suo lavoro e una terza in un parco didattico, per continuare a esplorare il territorio attraverso il gioco. Sullo sfondo, resta l’idea di fondo che attraversa tutto il percorso: il tartufo come indicatore ambientale. Un elemento che permette di parlare di biodiversità, equilibrio degli ecosistemi e rapporto tra uomo e natura, partendo dal basso, letteralmente dal sottobosco.

Daniele Vaira