Nelle Langhe e nel Roero andare per tartufi non è folclore, ma lavoro, paesaggio, economia. Un cane fedele, il vanghetto, scarpe buone ai piedi: gesti antichi che dal 2021 sono riconosciuti dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un mondo fragile, regolato da norme precise, che oggi però deve fare i conti con una realtà sempre più complessa.
È da qui che prende le mosse Report, la trasmissione di inchiesta condotta dalla squadra di Sigfrido Ranucci, che nella puntata in onda domenica 1° febbraio in prima serata su Rai Tre dedica un approfondimento al mercato del tartufo. Inchiesta che interroga la provenienza di un prodotto sempre più richiesto, mentre l’offerta diminuisce a causa dei cambiamenti climatici e dell’impoverimento delle tartufaie naturali.
Nel mondo esistono oltre cento specie di tartufo, ma in Italia solo nove possono essere commercializzate: dal nero pregiato allo scorzone, dal bianchetto fino al più celebre e costoso tartufo bianco, protagonista di fiere, ristorazione d’eccellenza e grandi eventi internazionali. Proprio questa crescente domanda, a fronte di una disponibilità sempre più limitata, rende centrale il tema della tracciabilità.
La legge impone l’indicazione della zona geografica di raccolta, ma aggirare la normativa – come emerge dall’inchiesta – è tutt’altro che difficile. Essere presenti sul mercato, anche quando il tartufo scarseggia, diventa una necessità economica che apre interrogativi non secondari. Un tema che riguarda da vicino anche il Piemonte, tanto che la Regione ha scelto il tartufo come simbolo da portare a Expo 2025 di Osaka.