Il 21 gennaio 1945, mentre la guerra non era ancora finita e la Liberazione sembrava vicina ma non certa, a Cuneo successe qualcosa di importante. Non c’entrano le armi, ma il calcio. In quella giornata, un gruppo di sportivi cuneesi si ritrovò con un’idea chiara: far rinascere la squadra della città e restituire ai cuneesi qualcosa in cui credere.
Il pallone era fermo da mesi. Dal 1944 le attività sportive erano state sospese e il club, già provato da anni difficili, rischiava di scomparire. Invece, proprio in uno dei momenti più duri, arrivò la scelta di ripartire. Il 21 gennaio venne nominato un commissario straordinario, incaricato di rimettere ordine e preparare il ritorno in campo.
Da lì in poi tutto prese forma in fretta. Nel febbraio 1945 furono scelti presidente, consiglio direttivo e dirigenti: il Cuneo stava tornando a essere una squadra vera, pronta a guardare al futuro. Un segnale forte, che andava oltre lo sport, in una città che aspettava la fine della guerra.
Il club aveva già una lunga storia alle spalle. Nato nel 1905 come Unione Sportiva Alta Italia, aveva cambiato nome negli anni del fascismo ed era arrivato a giocare il campionato di guerra del 1944, prima che tutto si fermasse. Il 21 gennaio non fu solo una data burocratica, ma un gesto di fiducia, lo stesso che stava attraversando l’Italia in quei mesi.
Dopo la Liberazione, anche il calcio nazionale ripartì. Il Cuneo non restò a guardare: a fine giugno 1945 venne approvato il nuovo statuto e il 4 luglio la squadra fu inserita nel campionato piemontese, grazie ai buoni risultati ottenuti prima della guerra. Ci furono anche divisioni e tentativi paralleli, ma alla fine prevalse la voglia di restare uniti.
Rimasero i colori biancorossi, legati alla città, e rimase soprattutto il significato di quella giornata d’inverno. Il 21 gennaio 1945 non fu dunque solo l’inizio di una stagione sportiva, ma il momento in cui Cuneo, ancora prima di essere libera, decise di tornare a giocare e a sperare.