Ad Alba la mobilità entra in una fase nuova, meno visibile ma potenzialmente decisiva: il Comune ha inserito la figura del mobility manager, chiamata a tenere insieme dati, scelte, azioni e progetti che necessitano di viaggiare insieme in modo coordinato. Un passo che, per l’assessore alla Mobilità Edoardo Fenocchio, nasce da una constatazione chiara: “Molti, circa il 37% degli spostamenti che intasano la città nell’ora di punta mattutina ad esempio non arrivano da fuori, ma sono interni e spesso brevissimi”.
Il mobility manager è entrato in servizio dal 1° gennaio e, nelle intenzioni dell’Amministrazione, dovrà diventare un punto di raccordo stabile tra le azioni già avviate e quelle che, nei prossimi mesi, entreranno nel vivo: dai progetti sulla mobilità scolastica al ripensamento della sosta, fino alla costruzione di strumenti capaci di rendere davvero credibile l’alternativa all’auto nei tragitti urbani.
Fenocchio lo definisce un investimento strategico, che può sembrare meno immediato rispetto all’avvio di un cantiere, ma che è necessario se l’obiettivo è dare continuità, coerenza e concretezza alle politiche di mobilità: “È una novità di quelle immateriali che inizialmente si vedono poco, perché non evidente come iniziare la costruzione di una la strada, o manutenere un marciapiede. Però è frutto di una scelta consapevole, serve per rendere più efficace il lavoro di organizzazione e di potenziamento della struttura dell’Ente deputata a rendere possibile una mobilità migliore. I comuni che hanno intrapreso questa strada qualche tempo prima di noi, oggi hanno una marcia più spedita”.
La figura, spiega l’assessore, avrà innanzitutto un compito “interno”, legato al Comune: “Da una parte si occuperà di redigere il piano spostamenti casa-lavoro dei dipendenti dell’ente”. Ma la parte più rilevante, nella visione dell’Amministrazione, è un’altra: “Fungerà da mobility manager d’area; quindi, cercherà di coordinare tutte le progettualità che stiamo pensando e sviluppando in ambito di mobilità, relazionandosi con i territori limitrofi, con gli enti superiori, con partner pubblici e privati interessati o competenti sulle politiche di mobilità”. In sostanza, una regia: “Si occuperà a 360 gradi di raccordare, mettere in sinergia e tenere insieme le progettazioni infrastrutturali e le varie azioni che stiamo cercando di mettere a terra con bandi e iniziative di sostegno”.
Il punto, però, non è solo organizzativo. Fenocchio richiama anche i dati che stanno emergendo dagli studi commissionati negli ultimi mesi, con monitoraggi e simulazioni dei flussi: “Abbiamo fatto fare i monitoraggi degli spostamenti sul territorio comunale, e un modello di simulazione del traffico sia nell’ora di punta del mattino sia nell’ora di uscita alle cinque del pomeriggio”. Tra gli elementi più significativi, uno riguarda proprio la natura del traffico cittadino: “È emerso che, per qualche punto percentuale in più rispetto a città di tessuto simile, ad Alba gli spostamenti interno-interno sono leggermente più rilevanti ad esempio nella fascia di punta della mattina”. In altre parole, il traffico non è determinato soltanto dai flussi di attraversamento o da chi arriva da fuori, ma da chi vive e si muove in città: “Tanti spostamenti nel traffico albese sono dovuti a che si sposta in Alba, sovente per brevi tratti”.
Fenocchio sintetizza con un dato che pesa anche sul piano culturale: “Siamo su un 65-70% di spostamenti sotto i tre chilometri”. Tragitti brevi, spesso in piano, dove il margine per provare gradualmente a cambiare abitudine sarebbe alto: “Molti di noi magari da Corso Piave prendono sempre la macchina per venire in piazza Ferrero, o in piazza Prunotto. Sono spostamenti brevi: lì c’è un grosso margine di azione”.
Per Fenocchio la sfida è trasformare quei numeri in scelte concrete. E qui torna il senso del mobility manager: “Sembra scontato che all’interno di una famiglia ci si parli sempre e ci si coordini, ma poi alla fine serve qualcuno che tiene un po’ le fila, che mantenga una visione globale. Se non si mette in sinergia quello che viene prima e quello che viene dopo, si va talvolta per compartimenti stagni e si depotenzia l’efficacia delle azioni”.
Una difficoltà che, secondo l’assessore, vale anche in un’altra direzione: intercettare opportunità e bandi: “Su questi temi, mobilità, sostenibilità, ci sono sovente bandi di finanziamento, ma se non hai una struttura vocata a intercettarli, organizzarli e incardinarli nelle azioni che stai portando avanti, poi ogni volta è complesso aderirci”.
Uno degli aspetti più interessanti della nuova impostazione è la dimensione “di area”, che supera l’ente in senso stretto e prova a creare una rete stabile con i grandi soggetti del territorio. Un ruolo di cerniera che si estenderà al dialogo con i mobility manager dei grandi soggetti presenti sul territorio, ad esempio come Ferrero e ASL CN2, i mobility manager scolastici, per costruire una rete stabile tra pubblico e privato e favorire iniziative condivise su scala più ampia. La scommessa, nelle parole dell’assessore, è non imporre svolte radicali, ma creare condizioni e strumenti per spostare anche solo una parte delle abitudini quotidiane: “Non puntiamo a dire ‘non usiamo più la macchina, sarebbe impossibile e irreale’, però magari se di quei dieci spostamenti che fai al giorno, sei o sette sono sotto i tre chilometri: di quelli, uno o due, c’è possibilità volendolo, di provare a farli a piedi o in bici o con il trasporto pubblico- il cambio sulla città sarebbe tangibile”.
Il percorso, ammette Fenocchio, è lungo: “Da quando intuisci una cosa a quando riesci a concretizzarla, i passaggi sono sempre tanti”. Ma la figura appena inserita, per l’Amministrazione, serve proprio a questo: organizzare gli ambiti di azione e provare a costruire insieme una mobilità più coerente per una città più a misura di persona.