Attualità - 19 gennaio 2026, 10:28

Stranieri in Granda: nelle sette sorelle residenti compresi tra il 10,2% di Savigliano e il 14,6% di Mondovì, la città che cresce di più

Ovunque i decessi stanno doppiando le nascite, a compensare il declino demografico è solo il movimento migratorio. In crescita i gruppi di diverse etnie: albanesi, rumeni e marocchini dominano in valori assoluti sulle altre. A Saluzzo convivono persone provenienti da 82 nazioni e cinque continenti

In un quadro provinciale, ma anche regionale e nazionale, di calo demografico trainato da un saldo naturale negativo, i flussi migratori negli anni stanno bilanciando parzialmente la diminuzione dei residenti in Italia.

Le comunità straniere nelle sette sorelle della nostra Granda compongono una buona parte della popolazione: in tutte le grandi città cuneesi il dato sulla popolazione straniera si aggira tra il 10,2% e il 14,6%.

CUNEO

A Cuneo i residenti provenienti dall’estero compongono l’11,87% della popolazione complessiva, con 6.640 stranieri, di cui 3.391 uomini e 3.244 donne. La comunità più importante del capoluogo è quella rumena, a quota 1.368 unità, seguita da quella albanese (1.142) e da quella marocchina (582). Meno numerose la comunità cinese (366) e quella filippina (357).

I dati riguardanti il capoluogo sono in crescita rispetto a dieci anni fa: al 1° gennaio 2016 gli stranieri erano 6.133 (507 in meno) e costituivano il 10,9% della popolazione complessiva.

SALUZZO

Contemporaneamente, nel 2025 in direzione Saluzzo sono emigrate 768 persone, di cui 274 stranieri, che fanno sì che la popolazione non italiana nella capitale dell’ex Marchesato sia a quota 2.424 (di cui 1.315 uomini e 1.109 donne). All’interno di questo insieme complessivo, le comunità straniere a Saluzzo provengono da 82 nazioni, da tutti i continenti, e compongono il 13,74%, dato ben più alto della media nazionale (circa 9%) e di quella del Piemonte (intorno al 10%).

La statistica saluzzese è in ascesa da anni: 13,43% a fine 2023, 13,62% nel 2024 e 13,74% lo scorso anno.

La comunità più popolosa è quella albanese (884), seguita dai marocchini (311) e quella rumena (214). Presenti, con dati più ristretti, i cinesi (111), i cittadini provenienti dal Mali (97), quelli provenienti dall’India (80) e i peruviani (66).

Parallelamente a quanto successo a Cuneo, anche a Saluzzo negli ultimi anni è avvenuto un aumento esponenziale degli stranieri: 2.066 al 1o gennaio 2016 (358 in meno rispetto ad oggi) e una rappresentazione del 12,2% della popolazione residente.

ALBA

Il dato albese è, invece, di 3.792, che tradotto sul complessivo equivale al 12,2%, composto da 1.850 uomini e 1.942 donne. La statistica più interessante del capoluogo delle Langhe è il fatto che 624 stranieri sono under 18, mentre 254 sono ultrasettantenni. Complessivamente, la comunità straniera nell’ultimo anno è cresciuta di 71 unità. Il gruppo etnico più popoloso della città è quello rumeno (1208), seguiti dagli albanesi (458) e i marocchini (425). Da evidenziare anche i residenti provenienti dalla Macedonia del Nord (188) e dalla Bulgaria (146). Alba, dal punto di vista della demografia straniera, denota un certo equilibrio: 12,2% della popolazione complessiva era straniera nel 2016, ma lo è anche oggi.

FOSSANO

A Fossano la quota degli stranieri è una delle più basse delle sette sorelle, essendo al 10,4%, con 2.520 unità complessive. Nella città degli Acaja il trend è quello di una crescita complessiva importante nell’ultimo anno, con un aumento di 51 residenti, seppur la comunità straniera rimanga abbastanza stabile, soprattutto confrontata con i dati degli ultimi anni: dal 2016 ad oggi è stata di 71 unità la crescita, circa 7 stranieri in più ogni anno. Le comunità non italiane con più residenti all’interno dei confini fossanesi sono quelle albanese (643), rumena (363) e marocchina (321), seguite dai senegalesi (253) e dagli indiani (174).

SAVIGLIANO

È Savigliano ad avere la percentuale sul totale più bassa: 10,2%, che equivale a 2.239 abitanti, di cui le comunità più importanti sono gli albanesi (617), i marocchini (331), i rumeni (302), gli indiani (198) e i cinesi (85). Dati stabili anche per la comparazione decennale: 2.105 gli stranieri al 1o gennaio 2016, che rappresentavano il 9,8% della popolazione.

BRA

A Bra il numero di stranieri è a quota 4.173, in aumento rispetto ai 4.080 di fine 2024. La comunità è in prevalenza maschile, con 2.107 uomini e 2.066 donne. I gruppi etnici più numerosi sono quelli provenienti dall’Albania, con 1.191 cittadini (+39), dalla Romania, con 768 unità (+32), e dal Marocco, con 603 residenti (+40).

Nell’ultimo anno, in città, sono state rilasciate 136 cittadinanze: 62 ad albanesi, 25 a marocchini, 10 a rumeni e 23 a senegalesi.

Questo dato sancisce un’ottima capacità della città braidese di integrare la popolazione straniera, fondamentale all’interno della popolazione. 

MONDOVI'

Il dato più alto di tutte le grandi città della provincia cuneese è il 14,6% di Mondovì, che ha al proprio interno 3.277 abitanti stranieri, di cui 1.755 uomini e 1.522 donne, con un aumento di 199 unità nell’ultimo anno solare. Essi provengono da 4 continenti: 54,6% arrivano dall’Africa, il 21,6% provengono da altri Paesi del continente europeo, il 14,6% dall’Asia e, infine, il 4,4% da oltreoceano.

Mondovì è, anche, l’unica città in cui la popolazione straniera più presente è quella marocchina, con 811 unità (+37), seguita dalle etnie dominanti della provincia: rumeni secondi a 635 e albanesi sul gradino più basso del podio a 330, ambodue in aumento di 16 residenti nell’ultimo anno.

Il dato più impressionante a Mondovì riguarda la divisione per fasce d’età: il 40% degli stranieri sono under 29, con quasi il 10% sotto i 6 anni.

La città monregalese è l’unica delle sette sorelle in cui la comparazione con dieci anni fa mostra un netto aumento: a fine 2016 la popolazione straniera era al 12,6%, mentre oggi è aumentata di 2 punti percentuali. D’altro canto, a Mondovì dieci anni fa ci fu un calo sia della popolazione totale, che toccò il dato più basso dal 2008, sia della comunità straniera, che perse 110 unità, a causa di diversi trasferimenti verso la vicina Francia.

I dati sottolineano come la demografia stia cambiando e il saldo migratorio, ad oggi, sembra l’unico modo per contrastare il calo della popolazione, dovuto alle poche nascite, che in diversi comuni della Granda sono state doppiate dal numero di decessi.

Tommaso Puggioni